M5S verso nuove rivoluzioni interne. Il referendum sul taglio dei parlamentari è spartiacque
M5S verso nuove rivoluzioni interne. Il referendum sul taglio dei parlamentari è spartiacque

Verso stati generali in 2 step, Rousseau sempre al centro dei sistemi di votazione interni 

Il taglio dei parlamentari per l'M5S non è solo un referendum identitario ma uno spartiacque per il futuro del Movimento. Politico ma anche interno, perché la consultazione del 29 marzo sarà anche il 'muro divisorio' tra la fase 1 e la fase 2 degli stati generali. L'orientamento emerso è, infatti, quello di dividere il congresso pentastellato in due 'step': il primo con assemblee regionali in cui raccogliere i suggerimenti della base, e un secondo, nazionale, in cui mettere sul tavolo temi, proposte e… futuri leader soprattutto. Il comune denominatore sarà il ricorso al voto online alla fine di entrambi i passaggi, rimettendo al centro, dunque, la piattaforma Rousseau.

Per il capo politico, Vito Crimi, che ha incontrato i deputati Cinquestelle - compreso il presidente della Camera, Roberto Fico - gli stati generali "saranno un momento di partecipazione totalmente aperto". L'obiettivo è quello di recuperare tutta quella parte di elettorato che dal 2018 in poi si è pericolosamente allontanato da Luigi Di Maio e i suoi. Come dimostra il costante e inesorabile calo di consenso nelle varie competizioni elettorali in cui il Movimento si è presentato, dalle Regionali alle europee, fino al crollo finale in Emilia Romagna e Calabria. Un crack annunciato, ma comunque sanguinoso. Segno che il malcontento ha superato ampiamente i livelli di guardia e, dunque, le contromisure non sono più rinviabili. Sui format dei due step sono all'opera i facilitatori, che stanno incontrando i parlamentari per incamerare idee e suggerimenti.
Nessuno sfogatoio, quindi.

Resta, però, da sciogliere un nodo importante, quello delle elezioni in Campania, che potrebbe addirittura capovolgere lo schema classico del Movimento. Lo scatto in avanti della candidatura di Sergio Costa alla Presidenza di Palazzo Santa Lucia ha fatto rumore in casa Pd, soprattutto perché lanciando il ministro dell'Ambiente è arrivata una chiara apertura agli alleati per costruire un percorso comune. Offerta che per il momento i dem campani hanno respinto, restando fermi sulla candidatura di Vincenzo De Luca. Anche se Costa esce allo scoperto, con un tweet inequivocabile: "Sono sempre a disposizione della mia terra, credo che il cambiamento passi per un più ampio coinvolgimento politico". Ma frena sul futuro: " Vedremo se ci saranno le condizioni". Le diplomazie sono al lavoro, il canale di dialogo è aperto.

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