M5S torna alle origini: ripartire dal no a Tav per fermare l'avanzata della Lega

Ora a Luigi Di Maio serve un cambio di rotta per rimettere in riga i suoi uomini e iniziare la scalata allo strapotere della Lega

Ora si deve "svoltare". È questo l'imperativo dei vertici M5S dopo la batosta delle regionali in Abruzzo. Il capo politico, Luigi Di Maio, si è preso del tempo prima di tornare davanti alle telecamere per spiegare le ragioni che hanno portato al calo di consensi. La pausa che si è autoimposto è servita a raccogliere le idee, ma anche a scoprire qual è il vero umore nella truppa pentastellata. Lo scollamento c'è, l'insofferenza per la sua gestione pure, quindi serve un cambio di rotta per rimettere in riga i suoi uomini e iniziare (davvero) la scalata allo strapotere della Lega.

Ecco perché la nuova strategia di comunicazione politica poggia le basi sul no alla Tav. L'obiettivo è recuperare una storica battaglia del 5S, nato proprio da una costola del movimento contrario alla Torino-Lione: un ritorno alle origini per ritrovare il bandolo della matassa. "Quest'opera per quello che costa ha una convenienza pressoché nulla", cannoneggiano i pentastellati, forti della pubblicazione dell'analisi costi-benefici. L'onda gialla ingorga le mail di tutte le redazioni: sono tornate le famose 'batterie' di comunicati. E quasi tutti hanno messaggi battaglieri verso chi è favorevole all'opera. Lega compresa, che da par suo aveva tirato in ballo anche l'ambientalismo, pur di trovare aspetti positivi da portare al tavolo delle trattative con Di Maio e Danilo Toninelli. Una tesi contestata dai 'soci' di governo: "L'analisi costi smonta anche la bufala della decongestione del traffico", rintuzzano infatti dal M5S. Al di là dell'aspetto comunicativo, nel ritrovato vigore no-Tav dei cinquestelle si cela anche un'altra strategia politica.

Ai piani alti sanno che in Piemonte la loro posizione è minoritaria, ma sono pronti a sacrificare le prossime regionali del 26 maggio in cambio di un buon risultato alle europee, che si svolgono nello stesso giorno. È l'unica strada individuata per evitare un tracollo totale, visto che nelle stanze dei bottoni si dà già per persa la Sardegna (si vota il 24 febbraio), mentre la Basilicata (le urne si aprono il 26 marzo) resta in bilico. Di Maio, molto probabilmente, ne parlerà a deputati e senatori a stretto giro di posta, durante una congiunta, chiesta a gran voce da tutte le anime pentastellate. Sarà una vera e propria chiamata alle armi. Quella decisiva, per il Movimento 5 Stelle e per l'accordo di governo.
 

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