M5S, simbolo in uso a Rousseau. Avvocato Borrè: "Non è un brand per merchandising"

LaPresse ha interpellato l'avvocato Borrè dopo le ultime notizie trapelate, di una concessione d'uso del simbolo M5S all'Associazione Rousseau, presieduta da Davide Casaleggio

Ha condiviso le idee del Movimento 5 Stelle sin dalla sua nascita. Poi qualcosa si è interrotto e l'avvocato Lorenzo Borrè, dopo 4 anni da attivista, ha messo su carta da bollo le incongruenze tecniche di una forza politica, che con le sue idee ha scalato l'Olimpo della politica italiana, ma fuori dai riflettori ha attraversato una serie di passaggi burocratici che ora sarà il Tribunale di Genova a stabilire se tutti nella norma o se qualche regola è stata trasgredita.

LaPresse ha interpellato l'avvocato Borrè dopo le ultime notizie trapelate, di una concessione d'uso del simbolo M5S all'Associazione Rousseau, presieduta da Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore Gianroberto. Trasferimento che lo stesso Movimento conferma in una nota ufficiale, ma precisando che "non è quello utilizzato dall'Associazione Movimento 5 Stelle in Parlamento per questa legislatura ed è stato utilizzato in passato solo per poter legalmente vendere i gadget con il simbolo, unico motivo per cui ne è stato concesso l'uso".

Avvocato, che idea si è fatto di questa vicenda?
"Quello che manca, e che hanno solo l'Associazione Rousseau e Beppe Grillo, è il contratto con cui è stato ceduto l'uso del simbolo, che presumibilmente ne perimetrerà i limiti di utilizzo, ma la cui data sarebbe interessante sapere".

Per le norme che regolano la vita di partiti, associazioni e fondazioni politiche, questi documenti non dovrebbero essere pubblici?
"Lo dovrebbe essere in base al mantra della trasparenza del 5 Stelle. Chi ha ceduto l'uso del simbolo, comunque, è la mini associazione del 2012, con cui l'associazione del 2009 è in causa a Genova".

Si entra sul tecnico, ci può fare un breve riassunto di questa storia?
"Prima è stata fondata l'associazione del 2009 da Grillo e Gianroberto Casaleggio, quella che sostanzialmente pubblicava i propri comunicati prima sul sito beppegrillo.it e poi è passata su movimento5stelle.it. Nel dicembre 2012, siccome lo Statuto dell'associazione del 2009 non aveva i requisiti formali per poter presentare le liste, Grillo, con il commercialista e il nipote hanno costituito una mini associazione denominata anch'essa Movimento 5 Stelle, con tre soli associati, che sostanzialmente aveva un ruolo ancillare, di servizio, a favore dell'associazione del 2009 (quella con circa 135mila iscritti). Senonché a seguito delle cause instaurate prima per le espulsioni, poi per le esclusioni dalle primarie e le impugnazioni dei regolamenti, alla fine nel dicembre 2017 qualcuno, per rimuovere l'impaccio gordiano di un 'Non Statuto' che attribuiva alla totalità degli iscritti il ruolo decisionale, ha pensato bene di costituire una nuova associazione in cui questo ruolo è stato fortemente ridimensionato e alla qaule è stato conferito l'uso del contrassegno. Siccome rispetto alle 3 associazioni Grillo rivestiva contemporaneamente i ruoli di presidente-capo politico dell'associazione 2009, di presidente del Consiglio direttivo dell'associazione 2012 e garante dell'associazione 2017, a questo punto alcuni iscritti all'associazione 2009 hanno richiesto al presidente del Tribunale di Genova, sul presupposto di questo conflitto di interessi, la nomina di un curatore speciale che per conto e nome dell'associazione del 2009 facesse causa alle associazioni del 2012 e del 2017 per inibire l'uso del nome del simbolo e anche per rientrare nel possesso del sito movimento5stelle.it, da Statuto la sede virtuale o comunque lo snodo delle comunicazioni tra l'ente e gli associati. Questa causa pende attualmente davanti al Tribunale di Genova e la prossima udienza è fissata ai primi di dicembre".

Roba da far venire il mal di testa ai non addetti ai lavori. Insomma, chi è il proprietario del simbolo M5S?
"È in atto un confronto tra due tesi, quella aziendalista/societaria della mini associazione del 2017, che lo considera come un marchio di impresa dicendo di esserne il proprietario, visione confermata dal comunicato con cui oggi il 'Blog delle stelle', gestito proprio dall'associazione Rousseau, ha confermato la stipula di un contratto di cessione del brand, mentre noi sosteniamo che il simbolo dell'associazione non è equiparabile a un marchio d'impresa perché è un patrimonio indisponibile dell'associazione stessa, non riducibile a logiche di proprietà industriale".

Eppure il marchio è depositato.
"Sì, ma noi diciamo che questo deposito non vale a trasformare un'identità indisponibile in marchio di impresa: essendo un diritto della personalità, non è mercificabile. Tant'è che il Tribunale ha riconosciuto la bontà di questa impostazione, rigettando l'eccezione di controparte secondo cui la competenza a conoscere la causa era del Tribunale delle Imprese".

Come pensate che possa andare a finire questa storia?
"Ci sono dei precedenti, come quelli del Pds, Ds, Pd. O della Dc e anche di Alleanza nazionale e Msi. Insomma, c'è della giurisprudenza, nonostante la fattispecie pioneristica, che ci fa essere ottimisti"


 

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