M5S, per Di Maio il percorso è obbligato: unità delle truppe o Salvini stravince
M5S, per Di Maio il percorso è obbligato: unità delle truppe o Salvini stravince

Nonostante la conferma della base come capo politico, il pentastellato sa di camminare sulle uova

Ogni folata di vento, nel Movimento 5 Stelle può diventare un tornado. Il momento è estramente delicato e Luigi Di Maio, nonostante la conferma della base come capo politico, sa di camminare sulle uova. L'equilibrio della truppa pentastellata è fragilissimo e la riforma che ha in mente di attuare ha bisogno dell'appoggio di tutte le anime del M5S, ecco perché il pranzo a Bibbona con Beppe Grillo è stato utilissimo a garantirsi l'appoggio di quello che resta ancora il pezzo da novanta per l'elettorato. Il vicepremier, però, se n'è guardato bene, tra una portata e l'altra, dallo sferrare attacchi frontali ai suoi competitor. E in particolare contro Roberto Fico, di cui il capo politico ha parlato con il comico genovese, ma senza mostrare insofferenza per il ruolo di controcanto alla dialettica politica di Matteo Salvini, che il presidente della Camera sembra essersi ritagliato.

Il rapporto con il garante e co-fondatore è solido: tra Grillo e Fico l'intesa scoppiò da subito nel 2013, e si è rafforzata anno dopo anno. Lamentarsi del suo comportamento, dunque, sarebbe stato un clamoroso autogol. Tant'è vero che da fonti interne al Movimento è arrivata la secca smentita di alcune ricostruzioni giornalistiche, proprio per bloccare sul nascere possibili fughe di notizie che possano compromettere la fase di tregua. Per Di Maio è troppo importante l'unità della squadra, soprattutto per far pesare l'unica forza contrattuale che gli è rimasta al tavolo con il 'socio' leghista: gli oltre 300 parlamentari portati in dote alla maggioranza. Senza il sì di deputati e senatori cinquestelle, infatti, nessun disegno di legge o decreto può passare il vaglio di Camera e Senato. Di questo ne è consapevole pure Salvini, anche se l'esito della partita di governo dipende da molti altri fattori, innanzitutto le ambizioni del Carroccio di capitalizzare l'exploit elettorale.

In attesa di sapere che fine farà l'esecutivo, il M5S ha urgente bisogno di riorganizzarsi. Entro la prossima settimana, dovrebbe essere varata la squadra che affiancherà il leader nelle decisioni (i nomi sono sempre quelli noti: Alessandro Di Battista, Paola Taverna e lo stesso Fico), mentre i referenti regionali saranno scelti entro settembre. Ogni candidatura dovrà, però, passare dal voto sulla piattaforma Rousseau, anche solo per verificare il gradimento dei militanti. Sperando che nel frattempo il contratto con Salvini non finisca nel tritadocumenti.

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