M5S, è gelo con la Lega: rapporti ai minimi e credito di fiducia in Salvini finito

Dalle 'manine' alle continue liti: la tensione non è mai stata così alta

Il blitz sul peculato è la goccia che fa traboccare il vaso, per il M5S. Finora i pentastellati hanno mandato giù troppi bocconi amari, nel nome del contratto di governo. Ma stavolta no, proprio non possono. Anzi, non vogliono. Anche se in politica nessun rapporto si incrina irrimediabilmente, quello con la Lega raggiunge un livello di gelo mai registrato prima, nemmeno quando Luigi Di Maio denunciò pubblicamente che una 'manina' modificò di nascosto il testo della Pace fiscale, dando un colpo di spugna agli accordi di maggioranza. Quello fu il punto più basso, almeno fino a poche ore fa. "Il credito di fiducia è finito, alla prossima furbata con noi hanno chiuso", si lascia scappare un deputato di lungo corso pentastellato non lontano dalla stanza dei bottoni.

Non è solo lo sfogo di un parlamentare che, d'improvviso, senza nessuna avvisaglia, si è trovato ad affrontare una tempesta su uno dei punti cruciali dell'azione politica del suo movimento, ma il segno di un'esasperazione che sta consumando - e non poco - anche la serenità interna al gruppo Cinquestelle. Da giugno ad oggi, infatti, contenere i mal di pancia di una parte di deputati e senatori è un'impresa sempre più difficile da sostenere. Finora allo scoperto sono usciti solo i vari De Falco, Nugnes, Fattori, Mantero, La Mura e i 18 deputati firmatari della mail con cui chiedevano di apportare modifiche al decreto Sicurezza. Ma il malcontento travolge molti più parlamentari, con i quali anche i dirigenti faticano a trovare nuove motivazioni per non condividerne le ragioni del dissenso.

Oltretutto, l'atteggiamento che la Lega sta tenendo con i colleghi del Movimento 5 Stelle sta indispettendo anche gli uomini con i nervi più saldi della truppa di Di Maio. Perché, fanno sapere fonti qualificate, sono giorni che il capogruppo del Carroccio, Riccardo Molinari, spesso e volentieri non risponde nemmeno alle telefonate dell'omologo 5S, Francesco D'Uva. Contatti utili al funzionamento delle istituzioni, che non possono essere sempre sostituiti dai messaggi, le chiamate e gli accordi tra i due leader.

La paura nel M5S è che i sondaggi favorevoli stiano convincendo Salvini a fare il 'salto della quaglia', liberandosi del contratto di governo per provare a ottenere una nuova maggioranza con Berlusconi e un pezzo di Pd o, addirittura, provare la scalata in solitaria con nuove elezioni prima delle europee. Scenari tecnicamente possibili, ma per ora improbabili. Anche se, fa notare un senatore pentastellato in 'trasferta' a Montecitorio, "Matteo ha già stracciato un altro 'contratto', quello del centrodestra con Berlusconi e Meloni. In pochi se la ricordano la foto sotto l'albero di Natale ad Arcore, in mezzo ai regali". La paura è che, poco meno di un anno dopo, ci sia un pacco leghista anche per i Cinquestelle.
 

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