M5S, Di Maio-Dibba cercano spunto per le europee: obiettivo è rimontare la Lega

Il ministro sta cercando di convincere uno dei suoi 'assi nella manica' a tornare in campo. Ma per il Movimento la risalita potrebbe essere più problematica del previsto

La foto di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, sorridenti, tra le nevi italiane, è di buon auspicio per il Movimento 5 Stelle. Rischia, però, di non bastare per raddrizzare l'andamento di una forza politica che sembrava avere il vento in poppa poco più di 7 mesi fa, ma che dal momento in cui ha messo il proprio sigillo sul governo ha iniziato a scricchiolare pericolosamente, cedendo consensi settimana dopo settimana. Oltretutto, come se non bastasse, i pentastellati sono costretti a fare i conti con un'impennata del 'socio' leghista, nemmeno sfiorato dal 'down' che colpisce fisiologicamente chiunque arrivi nella stanza dei bottoni.

Un quadro non proprio confortante per il ministro dello Sviluppo, che infatti sta provando a convincere uno dei suoi 'assi nella manica', il Dibba, a rientrare in campo in vista delle elezioni europee di maggio, se non come candidato, almeno come frontman della campagna elettorale, proprio per contrastare l'avanzata del populismo targato Matteo Salvini. Nell'immaginario collettivo, Di Battista è l'anima più 'rivoluzionaria' del Cinquestelle, che sa richiamare le parole chiave per smuovere le pance dei cittadini, dunque può essere il controcanto al leader del Carroccio. Ma senza esagerare. Perché l'esperienza di governo deve andare avanti e Di Maio non può permettersi altri strappi con gli alleati.

Il sentiero, però, si fa sempre più stretto, in particolar modo dopo le recentissime espulsioni di due senatori, l'ex comandante della Marina, Gregorio De Falco, e il più accanito dei no-Tap, Saverio De Bonis. Due voti in meno nell'assemblea di Palazzo Madama, dove la maggioranza poteva contare 'solo' su 167 unità prima della decisione dei probiviri. Sebbene dal M5S continuino a far notare che finora l'asse con la Lega ha retto a qualsiasi onda d'urto, anche a quella creata dal dissenso interno, è chiaro che il rischio di finire sotto diventa sempre più alto per il governo, che non può pensare di contare fino alla fine della legislatura sul sostegno e la 'benevolenza' del gruppo Misto. Soprattutto se nelle prossime settimane dovessero avvenire altre espulsioni, come quelle di Elena Fattori o Paola Nugnes, ancora sotto la lente dei probiviri pentastellati.

Per Di Maio e i suoi, oltretutto, potrebbe sorgere un altro problema ancora. Sempre dal ventre caldo del Movimento. O meglio, dei portavoce eletti. Perché le motivazioni con cui sono stati decisi gli ultimi allontanamenti sono sembrate - ovviamente off the record - più un tentativo di soffocare la protesta, che lo strumento per 'liberare le energie' del Cinquestelle di maggioranza. De Falco e De Bonis, in fin dei conti, hanno alzato la voce su provvedimenti (decreto Sicurezza e Tap) da sempre nel dna dei gialli. È naturale, quindi, che qualcuno possa essere rimasto scosso. O, peggio ancora, si sia definitivamente convinto che non esiste la possibilità di mettere in dubbio nemmeno una virgola, pur di non sgualcire il 'contratto' con il Carroccio. Anche se si tratta di storiche battaglie del M5S. Il malumore si annida soprattutto tra i 'veterani' alla seconda legislatura, perché non tutti sono disposti a sacrificare il proprio pensiero in nome della stabilità di governo.

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