Legittima difesa, decreto in aula Senato. Antigone: "È anti-istituzionale"

L'obiettivo è modificare il codice penale. Nel testo, entra in gioco anche senza essere minacciati da una persona armata e viene riconosciuta se il soggetto minacciato reagisce sotto l'effetto di uno stato di "grave turbamento"

Baluardo della Lega, il decreto sulla legittima difesa approda martedì 23 ottobre nell'aula del Senato. Il testo arriva dalla commissione Giustizia (sarà lo stesso presidente Andrea Ostellari, a fare da relatore) con l'obiettivo di modificare il codice penale in materia di legittima difesa e di aggravamento delle pene per i reati di furto in abitazione e furto con strappo.

Rispetto al principio leghista secondo cui "la difesa è sempre legittima" il decreto ha subito qualche modifica durante il confronto in commissione: è prevalso infatti l'assunto secondo cui la legittima difesa rimane presunta ed è valutata in relazione al rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa.

"Si è fatta avanti nell'opinione pubblica la convinzione che difendersi possa paradossalmente far passare l'aggredito dalla parte del torto", si legge in un passaggio del testo in cui si ribadisce la necessità di modificare l'articolo 52 del codice penale. L'urgenza viene motivata, nel documento, dalle sempre più frequenti notizie di cronaca legate a violente aggressioni in case a seguito di furti e a rapine in attività commerciali.

Un allarme sicurezza che si scontra però con gli ultimi dati forniti dal ministero dell'Interno. Basti pensare che dall'agosto 2017 al luglio 2018 il numero dei reati in Italia è calato: i furti sono diminuiti da 1.302.636 a 1.189.499, così come le rapine, da 31.904 a 28.390.

"Si tratta di una legge anti-istituzionale, perché delegittima l'azione della polizia e della magistratura, preferendo una giustizia 'fai-da-te', ed è pericolosa, perché farà aumentare le armi in circolazione e di conseguenza gli omicidi e i suicidi. È noto che in mano a non esperti le armi sono ancora più pericolose", dichiara Carlo Paterniti di Antigone, l'associazione nata a tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale. Nei prossimi giorni Antigone consegnerà ai parlamentari le 28mila firme raccolte a sostegno della petizione in cui si chiede il ritiro del decreto legge. "Non chiediamo emendamenti a modifica - precisa Paterniti - Sollecitiamo l'immediato ritiro di una legge illegittima, perché equipara il diritto alla vita e quello alla proprietà privata". Ma soprattutto, spiegano da Antigone che da mesi ha lanciato una campagna sui social, è un decreto "strumentale e inutile, perché vorrebbe evitare il passaggio di fronte all'autorità giudiziaria di chi si 'difende legittimamente', cosa impossibile di fronte a un omicidio, visto che nessun altro potrebbe accertare gli eventi". Il testo aumenta inoltre le pene, specie per chi viola il domicilio. "Così - aggiunge Paterniti - succede però che il sistema sanzionatorio perde coerenza, perché per un furto in appartamento è possibile incorrere in una pena simile a chi ha commesso tentato omicidio".

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