Legittima difesa, Bonafede: "No alla liberalizzazione delle armi". M5S frena
Salvini precisa: "No pistole vendute in tabaccheria. Niente modello americano". Il premier Conte: "No alla giustizia privata"

La riforma della legittima difesa, che ha iniziato il suo percorso in commissione al Senato, crea fibrillazioni nelle due anime del governo. Se del tema infatti la Lega ha sempre fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, il M5s appare molto più prudente. Certo, si tratta di una "priorità" per il governo, ha ricordato anche oggi il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ma le polemiche sorte sui giornali, e alimentate dall'opposizione, hanno fatto storcere più di un naso nella maggioranza.

"Ho già avuto modo di ricordare che il tema della legittima difesa riguarda la giustizia e non la sicurezza e l'ordine pubblico", ha spiegato rispondendo al Question time alla Camera, sottolineando che "il monopolio statuale della forza è certamente un principio cardine irrinunciabile dello Stato di diritto". E dunque "le presunte relazioni tra l'intento riformatore e gli interessi economici delle aziende produttrici di armi" sono "sterili e infondate illazioni" da lasciare "alla polemica giornalistica".

Ancora più cauto il senatore pentastellato Francesco Urraro: "È necessaria un'analisi approfondita delle norme esistenti, dei testi presentati con attenzione e con saldi riferimenti nella giurisprudenza. Ciò è doveroso per il Movimento 5 Stelle, così da rendere la legge realmente efficace ma nella piena sicurezza dei cittadini".

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata