Legge elettorale, stop della  Consulta al referendum. Furia Salvini
Legge elettorale, stop della Consulta al referendum. Furia Salvini

"È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende", le parole del leader del Carroccio

La Corte costituzionale boccia il referendum della Lega per cancellare la parte proporzionale del Rosatellum e arrivare a un maggioritario puro. I giudici, dopo una lunga camera di consiglio, definiscono il quesito "eccessivamente manipolativo": non ci sarà quindi nessuna consultazione popolare per arrivare a un sistema elettorale fatto unicamente di collegi uninominali.

"È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica", commenta a caldo Matteo Salvini, che urla a "l'ennesimo furto di Democrazia ai danni del Popolo Italiano". Anche per Roberto Calderoli, autore, di fatto, del quesito referendario poi presentata dai Consigli regionali di Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria, la Consulta "cancella la possibilità di far decidere il popolo. Questa decisione, insieme alla proposta della maggioranza di una legge elettorale proporzionale, il finto Germanicum, apre definitamente le porte al ritorno della prima Repubblica - attacca - Per cui ora facciamoci il segno della croce". I leghisti, comunque, non si arrendono e annunciano la volontà di andare avanti con forza nella raccolta firme per l'elezione diretta del Capo dello Stato.

Non si dice sorpresa Giorgia Meloni. Anzi. "La bocciatura del referendum per il maggioritario era prevedibile sia per l'aspetto politico non gradito alla sinistra e quindi sgradito alla maggioranza della Consulta, sia per la natura tecnica del quesito", commenta Giorgia Meloni, che invita il centrodestra a rilanciare con una proposta unitaria "che dica no al tentativo dei rossi-gialli di farci tornare col proporzionale agli anni della Prima Repubblica". Se la prende con i giudici Maurizio Gasparri, che accusa la Corte costituzionale di "sfornare decisioni politiche" facendo in modo che "il diritto ceda il passo alla restaurazione della sinistra".

Esulta, invece, la maggioranza. "Dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, noi continuiamo ad andare avanti per superare il Rosatellum e dare al Paese una Legge Elettorale proporzionale con soglia alta che garantisca un sistema politico più coeso, Camere più rappresentative e governi più stabili", scrive su Twitter il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà. "La Corte Costituzionale ha bocciato la richiesta di referendum sulla legge elettorale che aveva promosso la Lega. In sintesi: volevano introdurre in Italia un sistema elettorale totalmente maggioritario, garantendo meno rappresentanza ai cittadini. Non ci stupisce, del resto quello che importa a loro in questo momento è trovare un modo per accaparrarsi più poltrone possibili", commenta, Luigi Di Maio, replicando alle accuse arrivate dal leader del Carroccio.

Contro il segretario leghista anche Nicola Zingaretti: "Un altro bluff di Salvini è caduto. Ora avanti per cambiare davvero l'Italia", taglia corto. Anche per Leu la Corte Costituzionale "ha fatto una scelta giusta. Un sistema elettorale fondato sul maggioritario modello inglese - spiega Federico Fornaro - avrebbe prodotto effetti devastanti nell'edificio costituzionale della nostra democrazia. Adesso c'è più tempo per approvare una nuova legge elettorale che persegua l'obiettivo di garantire un corretto equilibrio costituzionale tra la rappresentanza e la necessaria stabilità delle istituzioni".

La maggioranza continuerà quindi a lavorare sul 'Germanicum'. Nonostante l'intesa di massima raggiunta, restano ancora sul tavolo le critiche di Leu alla soglia del 5%, ritenuta troppo alta, mentre a Italia viva non piace il 'diritto di tribuna' che per i renziani rischierebbe di portare a un eccessivo spezzettamento delle forze in campo. E se Pd e M5S non sembrano voler cedere sulla soglia, c'è già chi è pronto a scommettere sull'esito della trattativa: "Arriveremo al 4%, senza diritto di tribuna. Il Pd non può permettersi di perdere per strada i voti di Calenda, +Europa e sinistra".

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