Legge elettorale, inedito asse Pd-M5S-Fi: Si attenda la Consulta
I principali partiti prendono tempo e rinviano a dopo il giudizio sull'Italicum

Pd, M5S e FI prendono tempo sulla legge elettorale. La Camera affronterà la questione solo dopo il 24 gennaio, giorno in cui è atteso il pronunciamento della Consulta sull'Italicum. La decisione viene presa a maggioranza nel corso della riunione dell'ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, suscitando le ire della Lega che punto il dito contro "l'inedito asse" Pd-M5S. "Altro che 'procediamo spediti' - accusa il leghista Massimiliano Fedriga - Purtroppo il miraggio del vitalizio per alcuni vale di più della volontà espressa dagli elettori il 4 dicembre. Non vogliono andare al voto presto, vogliono arrivare più in là possibile". "Ribadiamo che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull'Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato - replicano i grillini - Fare accordi con Il Pd sulla legge elettorale, come ha annunciato di voler fare Salvini, significa voler cincischiare".

Le schermaglie tra Lega e Pd iniziano nel corso della conferenza dei capigruppo di Montecitorio, quando la richiesta avanzata dal Carroccio di mettere in calendario una mozione sul Mattarellum non viene nemmeno messa ai voti. La Lega "ha proposto di far lavorare il Parlamento anche durante le feste, per affrontare tutte le emergenze in corso e votare una legge elettorale. Proposta bocciata da tutti, che schifo! Troppo gente vuole tirare a campare, alle spalle degli italiani. #votosubito", tuona Matteo Salvini.  A stretto giro di posta arriva le replica Dem, affidata al capogruppo Ettore Rosato. "Le leggi non si fanno con le mozioni. Per quanto ci riguarda resta la proposta sul Mattarellum che dovrà essere discussa prima in commissione e poi in Aula in tempi rapidi. Informo Salvini che con le mozioni non si cambia l'ordinamento italiano: è un atto inutile e pretestuoso, noi siamo per un lavoro serio", dice.
Della "assoluta" necessità di aspettare il pronunciamento della Corte Costituzionale è convinto anche Silvio Berlusconi. "È giusto che si allontani la data del voto. Non siamo preparati assolutamente e poi deve arrivare una legge elettorale condivisa", dice l'ex Cavaliere che ripropone l'idea di "un tavolo" ma che continua a insistere su un sistema "che garantisca che la maggioranza parlamentare corrisponda alla maggioranza popolare".

Vede "un orizzonte di elezioni" anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ribadisce la necessità di leggi elettorali "omogenee e non inconciliabili" per Camera e Senato. Il capo dello Stato, augurandosi che il Parlamento arrivi a "un consenso, auspicabilmente generale" o "comunque più ampio di quello della maggioranza di governo", ricorda alle alte cariche e ai rappresentanti politici presenti al Quirinale, per il tradizionale scambio di auguri natalizi, l'appuntamento di maggio, con il G7 di Taormina. Dal Colle, insomma, non non viene l'imperativo di portare a termine la legislatura. Quando ci sarà una legge elettorale in grado di determinare con certezza un vincitore si potrà tornare alle urne.

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