Legge elettorale ancora in stand by: il Pd prima accetta di tirare il freno poi riaccelera
Legge elettorale ancora in stand by: il Pd prima accetta di tirare il freno poi riaccelera

Tensione alta nella maggioranza. Zingaretti infuriato. Salvini disponibile a un accordo

Sulla legge elettorale si allarga ancora la crepa nella maggioranza. A spingere perché i tempi si accorcino è il Partito democratico, chiedendo il rispetto dei patti e ricordando che, anche su questo punto, venne stilato il programma di governo della coalizione giallorossa-viola. Dopo il braccio di ferro degli ultimi giorni, però, anche i dem sembravano convinti a dare un colpo di freno alla discussione. Tanto che nell'ufficio di Presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, su proposta del capogruppo Stefano Ceccanti, era passata all'unanimità la decisione di procedere all'esame del testo base solo dopo l'esito della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Poche ore più tardi, però, i democratici hanno cambiato idea, spingendo per riconvocare l'Udp e rivedere la scelta.

Eppure da fonti parlamentari era già trapelata la notizia che il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, avrebbe chiesto a Roberto Fico il rinvio della discussione generale in aula sulla legge elettorale e di quella sul conflitto di interessi. Anche perché il 27 luglio sarà all'esame dell'assemblea la separazione delle carriere, ma senza mandato al relatore. Il turbinio di rumors fa presto il giro delle chat dei parlamentari. Soprattutto di centrodestra, che replica con una nota vergata Lega, Forza Italia, FdI e Noi per l'Italia: "Non ci sono ragioni per non procedere in questa direzione, è perciò inaccettabile che, per risolvere i propri problemi interni, il Pd chieda di riconvocare l'ufficio di Presidenza per modificare una decisione già assunta". A rincarare la dose la capogruppo forzista, Mariastella Gelmini: "Il Parlamento non è la 'Ditta' e le regole del gioco non si scrivono così, Zingaretti se ne faccia una ragione: non ci sono le condizioni perché la legge vada in aula a fine luglio". Anche se Matteo Salvini si dice disponibile a un'intesa con la maggioranza sul tema, ma solo "se si vota una settimana dopo".

Nella serata di ieri arriva poi l'imbeccata da fonti parlamentari. Oggi, infatti, è previsto un nuovo ufficio di Presidenza della commissione Affari costituzionali al termine della conferenza dei capigruppo (in programma alle 14). La scelta, dunque, è quella di seguire lo schema già approvato all'unanimità e procedere sul testo all'esito della riunione dei presidenti dei gruppi. Anche se il Pd, annuncia Stefano Ceccanti, chiederà "che l'adozione del testo base abbia luogo nel primo giorno utile, cioè nella giornata di lunedì". Il clima è caldo in politica, ma il meteo stavolta non c'entra.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata