Lega-M5S, l'aria diventa sempre più tesa: visibili 'differenze' nella maggioranza

Finora le toppe sono riuscite a contenere le buche di questo accordo, ma ora la posta si sta alzando

La 'faglia' tra Lega e Movimento 5 Stelle si allarga ogni giorno di più. Non siamo ancora oltre i livelli di guardia, ma adesso quelle differenze tra le due forze di maggioranza, di cui hanno sempre parlato i leader per spiegare che non si tratta di un sodalizio ma un 'contratto', si vedono in maniera nitida. Tutto è iniziato con le famose 'manine': prima quella che avrebbe inserito previsioni catastrofiche sulla disoccupazione nel decreto Dignità, poi quella che si sarebbe messa a cambiare di nascosto il testo della Pace fiscale, poi quelle al ministero dell'Economia che remano contro il 'cambiamento'. Non solo, perché in tempi più recenti le scintille si sono viste a distanza anche per il peculato, la prescrizione e i 'dissidenti' pentastellati sul decreto Sicurezza. In ognuno di questi casi, per rimettere le cose apposto è servito un confronto vìs-a-vìs tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma quando la situazione era più tesa è dovuto scendere in campo direttamente il premier, Giuseppe Conte. Anche per calmare i mercati e non prestare il fianco all'Europa in una fase molto delicata di trattative sulla manovra, per evitare una sanguinosa procedura di infrazione.

Finora le toppe sono riuscite a contenere le buche di questo accordo, ma ora la posta si sta alzando. Lo dimostrano i toni più duri utilizzati dal capo politico del Cinquestelle quando il dibattito si è spostato sull'inchiesta di Bergamo sui presunti finanziamenti illeciti al Carroccio. La vicenda è ormai di dominio pubblico: la procura lombarda sta cercando di capire se nei 250mila euro versati dall'imprenditore Luca Parnasi all'associazione 'Più voci', vicina alla Lega, si configuri un reato o meno. L'ipotesi degli inquirenti è che questo sia stato un modo per aggirare il blocco dei conti di via Bellerio dopo la condanna a risarcire 49 milioni di soldi pubblici per una malagestione precedente all'era di Salvini. "Chiederò chiarimenti appena tornerà in Italia e avrò modo di vederlo", tuonava Di Maio.
Seguito a ruota dai capigruppo del Movimento, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli: "Ci auguriamo che Salvini non minimizzi la vicenda, da sempre ci battiamo contro i finanziamenti 'illeciti' ai partiti, perché in un Paese civile non devono esserci interessi esterni a influenzare l'attività delle forze politiche presenti in Parlamento. E per quanto riguarda le fondazioni legate ai partiti vogliamo quella trasparenza che per troppo tempo è mancata in Italia".

Questa vicenda quasi sicuramente richiederà un nuovo faccia a faccia tra i due vicepresidenti del Consiglio, che forse sarà l'occasione, per Di Maio, di chiedere spiegazioni a Salvini anche sul tema della direttiva Ue sui marchi di impresa, visto che i suoi, in commissione Politiche europee alla Camera hanno storto il naso sul decreto legislativo redatto dal ministero dello Sviluppo economico. Sia chiaro, si tratta solo di una flebile fiammella, ma se non viene spenta in tempo rischia seriamente di divampare. Dalla maggioranza spiegano che non c'è nessun attrito sull'argomento, visto che non c'era alcun voto ma solo pareri. Ma certe volte prevenire è meglio che curare, soprattutto se i mali di stagione (politica) continuano a indebolire una corazzata che sembrava inscalfibile solo pochi mesi fa.

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