Lavoro, Brunetta: Colle dovrà prendere atto nostro sì riforma

Roma, 23 set. (LaPresse) - "Quando sento Renzi sostenere quelle cose li, io dico: bene, ci sto, proviamoci, è anche la nostra riforma del lavoro. Pronti a votarla, perfino con la fiducia. Ma attenzione: senza compromessi, senza azzardo morale. Dopo, lo scenario cambia però, al Quirinale dovranno prenderne atto". Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un'intervista a 'la Repubblica'.

Alla domanda se Forza Italia vuole entrare in maggioranza, il deputato azzurro non ha remore: "Per niente. Quella sarebbe una conseguenza naturale, obbligata, come dire, un dato di fatto, se saremo determinanti. Noi finora ci siamo attenuti a quanto dichiarato da Renzi. Si tratta di una legge delega, quindi il testo è per sua natura generico e per giunta può essere modificato in aula".

Stando alle parole del premier, aggiunge Brunetta "al superamento dello statuto dei lavoratori, dell'articolo 18, della balcanizzazione del mercato del lavoro e dello scontro tra insider e outsider, ecco se le parole saranno poi tradotte in norme coerenti e in decreti legislativi, bene, ci stiamo. Per il semplice motivo che si tratta del nostro progetto di riforma: per superare le cattive regole e il cattivo sindacato che producono solo precariato, ineguaglianze, ideologia, costi esagerati del lavoro e bassi salari".

"Noi non ci poniamo il problema della crisi- spiega il capogruppo - e regole del gioco le conosciamo noi, le conosce il presidente della Repubblica, le conoscono tutti. Se Renzi mette la fiducia noi la votiamo, sempre che la riforma non venga stravolta rispetto agli annunci. Poi, se i voti di Forza Italia saranno aggiuntivi, dunque non determinanti, poco male. Ma se si sostituissero a quelli di una parte del Pd, allora lo scenario cambierebbe".

"Non ci facciamo gli affari altrui e non ci facciamo illusioni - ribadisce il capogruppo - Conosco quelle resistenze della sinistra sindacale, conservatrice, comunista. Da vecchio socialista, ho ancora ben chiaro cosa accadde nell'84: con Giuliano Amato sono stato tra gli estensori del decreto di San Valentino sulla scala mobile. La battaglia si concluse col referendum e la sconfitta di quella sinistra. L'auspicio è che accada la stessa cosa. Anche perché la riforma del lavoro ce la chiedono i mercati, l'Unione europea, la Bce". Siete pronti a sostenere per le stesse ragioni anche la legge di stabilità del governo? "Finora Renzi ha negato che una manovra sia necessaria. Nega tutto, come i debiti ancora da pagare alla pubblica amministrazione. Se la legge di stabilità risponderà ad alcuni requisiti, noi per il bene del Paese non avremmo difficoltà. Da inguaribile ottimista mi fido di lui. Se poi prevarrà il richiamo della foresta lo scopriremo a giorni", conclude Brunetta.

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