Landi e Azzerboni, altri due massoni nel M5s. "Sono espulsi e ci devono i danni"
E sul caso dei rimborsi le Iene parlano di 14 coinvolti

Il caso dei massoni nelle liste del Movimento 5 Stelle si arricchisce di una nuova puntata. Dopo il caso del candidato campano Catello Vitiello spuntano altri due nomi. Il primo, riportato dal quotidiano 'Il Foglio' è quello di Piero Landi il cui nome, cognome e data di nascita corrispondono con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d'Italia. Landi, nato il 7 aprile 1972, è candidato M5S nel collegio uninominale della Camera a Lucca e originario della Garfagnana e, secondo 'Il Foglio' risulta iscritto alla loggia Francesco Burlamacchi, "in sonno" dallo scorso 5 febbraio. Il secondo, invece, è Bruno Azzerboni, candidato all'uninominale in Calabria.

Il M5S li ha prontamente espulsi. "Bruno Azzerboni candidato in Calabria e Piero Landi in Toscana al momento della sottoscrizione della candidatura non hanno detto la verità e non ci hanno informato di far parte di una loggia massonica", scrive il Movimento in una nota. "Per questa ragione non possono stare nel Movimento 5 Stelle e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio. Li inibiamo dall'utilizzo del simbolo e ci riserviamo di agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine cagionati al MoVimento 5 Stelle".

La seconda 'grana' di giornata per il M5S è il sequel del servizio video delle 'Iene' sul caso Rimborsopoli. Secondo la fonte della trasmissione Tv, i parlamentari coinvolti non sarebbero otto, come ufficializzato dal candidato premier Luigi Di Maio, ma quattordici. Le 'Iene' in attesa di incontrare le persone in questione non aggiungono nomi ma spiegano di aver scoperto un altro "giochino originale" che i coinvolti avrebbero escogitato per trattenere più soldi nelle loro tasche. Una manipolazione diversa dall'annullamento del bonifico appena inviato, che permetteva così di inviare la ricevuta al sito tirendiconto.it e quindi di risultare formalmente in regola.

Nello stesso servizio le Iene hanno anche certificato, dopo verifica incrociata fatta con l'interessato, che Luigi Di Maio è "perfettamente in regola con le restituzioni". Intanto Giulia Sarti, una delle parlamentari tirate in ballo dalla trasmissione ma che non figura nella lista degli otto ufficializzata da Di Maio, si sarebbe recata questa mattina in Questura per denunciare l'ex fidanzato, nonché ex collaboratore, responsabile, nella sua versione dei fatti, di aver truccato la contabilità sui rimborsi al fondo per le Pmi. Nel frattempo il capo politico del Movimento prosegue il suo 'Rally' lanciando un primo tema per un'eventuale convergenza di governo ovvero quello "sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari".

"Non ci sono più scuse per non farlo perché abbiamo dimostrato che si può - dice ancora - in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo è osceno che un rappresentante del popolo si porti a casa, senza considerare i doppi stipendi (come quello che ho rifiutato io da vicepresidente della Camera), tra i 14.000 e i 15.000 euro tra indennità e rimborsi forfettari e non debba rendere conto di come spende i nostri soldi".

Infine, in un'intervista esclusiva a' Kronos-il tempo della scelta' in onda venerdì si fa vivo Beppe Grillo che parla degli scenari post 4 marzo. "Non so chi vince, perché non ci sono più sensi morali. Abbiamo perso qualsiasi faro di moralità in questo Paese, come l'ha persa l'Europa, e se non ci sono sensi morali tornano sempre gli stessi. E' più comodo. Arrivano da queste tombe mezze aperte, escono fuori e sono lì, ce li troviamo lì". 

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