La retromarcia del governo sulla manovra agita i delusi M5S: "Pronti a entrare alla corte di Berlusconi"

Alla Camera si intensificano movimenti, colloqui e discorsi. E al Senato il mantra è "La maggioranza scricchiola" , "ha vita breve" , "siamo agli sgoccioli"

Una vera e propria accelerata. All'indomani della retromarcia del governo sulla manovra, l'operazione 'responsabili' sostenuta da Silvio Berlusconi prende quota tra i bookmakers in Transatlantico. Alla Camera si intensificano movimenti, colloqui e discorsi, i medesimi di cui il Cav ha parlato durante la presentazione del libro di Bruno Vespa. E, negli stessi istanti, il Senato vota la fiducia sul disegno di legge anticorruzione. "La maggioranza scricchiola" , "ha vita breve" , "siamo agli sgoccioli", è il refrain nei corridoi di palazzo Madama. Ma, soprattutto, "Di Maio sta tradendo le promesse fatte in campagna elettorale".

Gli eletti M5S sono scontenti, delusi, sconcertati e in stato confusionale su quanto accadrà nell'immediato futuro in questa legislatura. I segnali si sono visti con la votazione della fiducia in Senato e alla Camera. Sullo spazzacorrotti l'ok è arrivato con 162 voti a favore, con 5 preferenze in meno rispetto alle 167 di cui dispongono i gialloverdi. Un via libera, quindi, sul filo della maggioranza assoluta, che a palazzo Madama è fissata a quota 161. Lo stesso è accaduto alla Camera. Il governo ha incassato la fiducia sul dl Fisco con 310 sì, ma può contare su 345 deputati di bandiera: sono 35 in questo caso i voti dispersi. Il tutto accade mentre a palazzo Chigi vige il silenzio e soprattutto l'incertezza su come si trasformerà il reddito di cittadinanza, dopo l'accordo con l'Unione europea.

Intanto Silvio Berlusconi gongola. Gli emissari, con mandato di trattare con i delusi pentastellati, fanno arrivare ad Arcore messaggi confortanti. "Sono circa una decina in Senato" pronti a sostenere un governo di centrodestra in caso di fallimento di questo esecutivo. Tra questi alcuni potrebbero entrare direttamente nei gruppi di Forza Italia. Anche a Montecitorio le 'grandi manovre' sono state avviate con il caso di Matteo Dall'Osso che avrebbe fatto da apripista. L'ordine di scuderia da Arcore è però categorico: servono proposte serie e che si sposino con il programma di centrodestra, altrimenti nessun ingresso deve essere consentito. 

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