La Camera ha approvato la legge sulla cittadinanza: ora il passaggio al Senato

Roma, 13 ott. (LaPresse) - La Camera ha approvato la legge sulla cittadinza con 310 voti favorevoli, 66 contrari e 83 astenuti. Il testo passa ora al Senato.

"Non posso nascondere oggi l'emozione e l'orgoglio per questa dichiarazione di voto a nome del Partito Democratico su un provvedimento che non esagero a definire un tassello fondamentale per il futuro del nostro Paese dopo 23 anni di attesa: la riforma della legge sulla cittadinanza per i bambini nati o cresciuti in Italia. Una norma di civiltà che riconosce a chi è nato e cresciuto nella penisola di potersi finalmente riconoscere cittadino a pieno titolo". Così si è espresso Khalid Chaouki, deputato del Pd, componente della commissione Esteri, durante la dichiarazione di voto nell'Aula di Montecitorio sulla proposta di legge che introduce nuove norme in materia di acquisizione della cittadinanza.

"Una riforma - ha proseguito Chaouki - attesa da una nuova generazione di italiani di fatto e stranieri per legge: chi nasce e cresce in Italia sarà italiano grazie al cosiddetto Ius Soli temperato per i bambini nati nel nostro Paese da genitori ormai radicati in Italia e lo Ius Culturae per coloro che sono arrivati in Italia sotto i 12 anni e hanno frequentato almeno per cinque anni la scuola italiana. Sono norme di civiltà che permetteranno ai figli di immigrati di considerarsi finalmente a pieno titolo figli legittimi di una madre, l'Italia, di cui sono diventati padroni della sua lingua e dei suoi mille dialetti, tifosi delle sue squadre e innamorati della sua bellezza". "Questa - dice ancora Chaouki - è la storia dei nuovi italiani. Stiamo parlando di una generazione di bambini e ragazzi che popolano le scuole e gli oratori, i campi di calcio, le palestre di città e periferie. Hanno nomi, origini e religioni diverse, ma nutrono passione e amore per l'unico Paese che hanno davvero conosciuto, l'Italia. Una legge che per il Partito Democratico rappresenta certamente l'inizio e non la fine di un percorso di cambiamento nella società che ci vede oggi orgogliosi di affermare nuovi diritti ma consapevoli nello stesso tempo delle nuove sfide che ci attendono".

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