L'INTERVISTA Occhetto: 25 anni fa la fine del Pci. Dopo la sinistra fece troppi inciuci e Renzi...

Di Nadia Pietrafitta

Roma, 8 nov. (LaPresse) - A 25 anni dal crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, a guardarsi indietro è chi quei 'fatti eccezionali' li visse da segretario (l'ultimo) del Pci. Sono due le sensazioni che rimangono: tale era la portata del cambiamento che le cose, nel nostro Paese e nella sinistra italiana, non sarebbero, in quel determinato momento, potute andare diversamente. A questa consapevolezza si aggiunge il rammarico per quello che è avvenuto dopo. La caduta del muro, spiega Achille Occhetto a LaPresse, 'è stato un fatto eccezionale, straordinario, che ha cambiato la storia. Finiva il mondo come lo abbiamo conosciuto dopo la Seconda guerra mondiale, finiva la divisione in due blocchi contrapposti e questo avrebbe determinato un mutamento profondo sia a livello delle relazioni internazionali che anche nella lotta politica e nella vita politica di ciascun Paese'. Quel 9 novembre 1989 'tutto è cambiato profondamente'.

Dopo la caduta del Muro, la vita politica italiana fu segnata dalla 'svolta della Bolognina'. Il 12 novembre 1989 segnò la fine del Pci...

"Con la Bolognina ci si è resi conto che non si poteva continuare come prima e che bisognava, questo era il mio obiettivo, uscire dalle macerie del comunismo internazionale da sinistra, cioè con una nuova formazione democratica, liberal, che facesse parte organica, come riuscimmo a fare entrando nell'internazionale socialista, della sinistra europea".

Considera raggiunto questo obiettivo?

"L'obiettivo di uscire da sinistra, con una nuova forza autenticamente di sinistra, dalla crisi del Comunismo, si è appannato progressivamente e ci si è mossi prevalentemente lungo una linea moderata, in una prima fase addirittura con una politica di compromissioni a basso livello e di inciuci e in una seconda fase con una scelta che non mi è ancora chiara dal punto di vista delle prospettive di cambiamento della società italiana".

In quale fase si trova adesso la sinistra italiana?

"Con Matteo Renzi siamo in una fase del tutto nuova e originale. Ho sempre detto che il limite del Pd è stato quello di avere fatto una fusione a freddo tra apparati, che ha portato poi a degli scontri interni fino alla clamorosa vicenda dei 101 (con la mancata elezione di Romano Prodi al Quirinale, ndr). Oggi non siamo più in uno scontro a freddo tra gli apparati anche perché gli apparati in parte sono stati sgominati e in parte non hanno più quel peso che avevano prima. Però nel Pd c'è una fusione a caldo, direi su basi leaderistiche con una prospettiva che è molto legata al successo del leader".

Renzi ha lanciato l'idea di un 'Partito della nazione'...

"Su questo fronte è ancora tutto aperto. Personalmente la discussione sul Partito della nazione mi fa rabbrividire come uomo di sinistra perché evoca una cultura che sicuramente non viene da sinistra. I partiti nazionali sono sempre stati partiti di destra. Un conto è dire che un partito di sinistra deve fare una politica nazionale, avere a cuore gli interessi dell'insieme della nazione. Lo stesso Pci aveva affrontato i grandi temi nazionali, come quello della questione meridionale, della questione contadina, quella Vaticana. E' giusto avere questa prospettiva però il partito, lo dice la parola stessa, è parte. Non è tutta la nazione. C'è una contraddizione in termini tra partito e Partito della nazione".

Alla minoranza interna al Pd, espressione della sinistra del partito, non resta che la scissione?

"Quello che devono fare nel Pd non mi è chiaro. Nel Partito democratico ci sono in realtà tre componenti. Una componente è ancora legata alla vecchia concezione di un partito fondato su apparati mastodontici, una seconda componente di giovani volenterosi, che credono in una prospettiva di sinistra e poi una di innovatori senza principi. Tenere insieme queste tre parti mi sembra molto difficile".

"La deriva moderata, però, non è stata iniziata da Renzi ma era già stata iniziata precedentemente. E' proprio quella politica che io ho considerato criticamente del Pd, ancor prima dell'avvento di Renzi, che ci ha portato a questa situazione".

Renzi non le piace...

"Di Renzi io ho apprezzato la volontà di rinnovamento e di cambiamento anche di una classe dirigente che aveva fatto errori molto gravi, però ritengo che quando si vuole il rinnovamento non si parla genericamente di rottamazione ma si indica con chiarezza quali sono i punti che si intende criticare e si fanno i nomi e cognomi sulle responsabilità. Non si spara genericamente su una intera generazione. Proprio perché non è stata fatta questa analisi storico-politica il futuro del Pd è ancora incerto e ancora incerti sono i principi fondamentali sui quali si intende muovere".

Vede un leader alternativo a Renzi a sinistra?

"Io credo che bisogna uscire dalla cultura politica che affida tutte le sorti all'uomo della provvidenza. In Italia c'è questa mania dell'uomo della Provvidenza e come sappiamo non ci ha portato molto lontano. Bisognerebbe cominciare a parlare di progetti corali, collettivi, analisi della situazione politica e dei programmi di trasformazione e su questa base poi decidere i gruppi dirigenti e i leader".

I partiti servono ancora, insomma?

"Credo che lo strumento partito debba essere rinnovato rispetto a quello che è stato nel '900 perché è cambiata completamente la società, le forme di aggregazione sono diverse. Non c'è più la stessa centralità che aveva la famiglia, il partito, la fabbrica, la chiesa. Nella vita politica c'è una polverizzazione, però questo non toglie che bisogna tentare di trovare, anche attraverso l'uso delle moderne tecnologie di comunicazione, nuove forme di discussione collettiva e comunitaria che si identificano con delle parti che rappresentano determinati progetti che sono in contrapposizione e concorrenza tra loro".

Il 'progetto' della sinistra ha ancora una chance secondo lei?

"La sinistra ha una chance storica indubbia perché i temi che oggi emergono sono temi che ci dimostrano che la differenza tra destra e sinistra ritorna di attualità. Un esempio per tutti è il problema dell'uguaglianza. Ormai tutti cominciano a capire che con le profonde diseguaglianze e con la concentrazione del reddito in poche mani si arriva alla crisi economica e quindi il tema dell'uguaglianza, tema tipico della sinistra, ritorna ad essere il problema centrale per uscire dalla crisi. La difficoltà del momento è che ancora questa esigenza non è ancora compiutamente rappresentata ma io ho fiducia che sia nello svilupparsi del dibattito interno nel Pd sia per la presenza di altre forze della sinistra che sono in campo, sia come partiti e sia nel sindacato, con uomini anche come Landini e altri, che insieme nella sinistra possa riprendere il proprio cammino alternativo".

Intanto il Pd raccoglie fondi attraverso cene a mille euro con il segretario..

"Credo che in questo si scimmiotti un po' il sistema americano. In America il Partito democratico fa le stesse cose e non è che su questa base si differenzia da quello repubblicano. Io ritengo che in questa deriva che ha messo da parte il finanziamento pubblico ai partiti, nello stesso tempo ha concentrato tutto nel finanziamento dei privati ma dei privati più ricchi. Si corre il rischio di costruire una classe politica per censo. Già negli Usa se uno non è molto ma molto ricco, non dico ricco, ma molto ricco non può concorrere a fare il presidente degli Stati Uniti d'America e in Italia si rischia di andare nella stessa direzione".

Ha un consiglio per Renzi?

"Il consiglio per Renzi è mantenere questa voglia di cambiamento che io ho apprezzato ma di sapere coniugare novità e tradizione, capacità di cogliere il nuovo, collegandosi però con le radici migliori della tradizione della sinistra italiana".

In questa storia, nella storia della sinistra italiana, Achille Occhetto ha qualcosa da rimproverarsi?

"Tutti gli uomini sulla faccia della terra hanno qualcosa da rimproverarsi, ma per questo la Chiesa cattolica ha istituito l'istituto della confessione che non si fa alle agenzie di stampa. Non posso sostituirvi a questo sacro istituto".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata