Intervista a Piepoli: I partiti non si sostituiscono, si educano
La colpa principale della politica è, secondo il sondaggista, l'incapacità di capire il futuro

La crisi della politica che da anni sociologi, filosofi e sondaggisti studiano e cercano di spiegare per molti osservatori è nata con la prima tangentopoli, quella che ha distrutto partiti storici lambendone anche altri. Non esistono più le "chiese politiche" né le ideologie. E' vero e nel caso, perché? LaPresse lo ha chiesto ad uno dei più autorevoli e noti sondaggisti italiani, Nicola Piepoli.

Sono entrati in crisi i partiti storici, anzi non esistono più, e sembra non stare molto bene, per usare una battuta di Woody Allen, nemmeno la Chiesa. Dottor Piepoli è proprio così?

Questa è la realtà, almeno per quanto riguarda i partiti, che stiamo vivendo nell'ultimo ventennio. I partiti erano anche schemi nei quali il singolo cittadino-elettore si ritrovava. Oggi questi schemi sono cambiati, sostituiti da altri. Dire sto con il Governo o al contrario dire non sto con il Governo è comunque uno schema. A questo si aggiunga che ai partiti si sono sostituiti gli individui: sempre più il cittadino ha la percezione, per esempio, che in televisione non vadano più i partiti ma gli individui. Oggi contano gli individui.  

Colpa della globalizzazione che ha annullato tutti i confini in parte anche quelli ideologici?

Semmai è colpa della localizzazione. Domani il locale e non il globale. Dal punto di vista ideologico viviamo come i nostri nonni: è vero oggi si viaggia, si conoscono nuovi paesi ma  li si guarda  avendo sempre presente e secondo coordinate che ci rimandano al nostro comparto, al nostro essere localizzati in un dato posto e in un dato paese.

Questo vale anche per l'istituzione per eccellenza, e cioè la Chiesa Cattolica?

Difficile poter sostenere che la Chiesa è in crisi, ma certo vive anch'essa questo fenomeno della localizzazione. Prendete la cerimonia dell'insediamento di Papa Francesco, il suo apparire sul balcone di piazza San Pietro per annunciarsi ai fedeli. In Argentina milioni di persone l'hanno seguita nelle piazze ma se guardate bene si è avuta la percezione che venisse vissuta come una festa locale e non universale. Una festa che ciascun argentino ha come vissuto in solitudine con se stesso.

Qual è la vera colpa della politica oggi?

La sua incapacità di capire il futuro. Ma è una incapacità che appartiene anche alle masse. L'interpretazione del futuro è determinata da una regola semplice che l'economista Adam Smith tradusse nella formula "la ricchezza delle nazioni". La politica non investe su questo futuro, non sembra contemplare  interventi per fare più ricca, in senso lato, la nazione che governa. Non serve dunque sostituire i partiti con qualcosa d'altro, serve educarli. Questo è il punto.

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