Ilva, Di Maio non annulla la gara. Calenda attacca: "Ha distorto parere dell'Avvocatura"
L'ex ministro: "Dovrebbe dimettersi". Ma il pentastellato insiste: "Noi siamo riusciti a risolvere la crisi a differenza di altri"

Il procedimento sulla gara di aggiudicazione dell'Ilva è chiuso. Così ha deciso il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, che mette un punto sull'odissea del gigante dell'acciaio, disponendo di non procedere all'annullamento della gara. Il vicepremier fa pubblicare sul sito del Mise sia il provvedimento del ministero che la risposta dell'Avvocatura dello Stato alla richiesta di parere su possibili anomalie della procedura di gara, come aveva promesso qualche settimana fa.

"Chiaro ora perché Di Maio ha tenuto segreto il parere!", attacca su Twitter Carlo Calenda, che più volte nei giorni scorsi aveva pregato il vicepremier di renderlo noto. "L'Avvocatura conferma in pieno il parere precedente sui rilanci. L'eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto l'interesse pubblico. In un paese serio un Ministro che distorce un parere istituzionale si dimette", spiega l'ex inquilino del ministero di via Veneto.

 

 

"Su Ilva abbiamo fatto meglio di quelli di prima", insiste però Di Maio in un video pubblicato su Facebook. "Abbiamo risolto la crisi in tre mesi quando quello di prima in sei anni non sono stati capaci. Tutti assunti e nessun esubero", Secondo l'Avvocatura di Stato, il problema della gara è stato "la mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia", che potrebbe assumere rilievo se si considerasse l'"eccesso di potere" come presupposto per annullarla. Tuttavia, "la possibilità di addivenire a un legittimo esercizio del potere di annullamento" per esistere dovrebbe anche "ancorarsi ad un interesse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato".

"Come abbiamo già raccontato - ribadisce il ministro - nella gara di assegnazione per l'Ilva c'è stato pochissimo di regolare, ma ci sono anche condizioni - dopo due anni ed otto mesi - che vanno a costituire un unicum paradossale. In soli tre mesi abbiamo verificato le carte: potevano essere fatti i rilanci per migliorare l'offerta, ma non sono stati presi in considerazione. Si poteva revocare la gara per opportunità essendo il bene pubblico il primo fine da perseguire, ma non è stato fatto, dilatando i tempi e facendo scappare ogni altro possibile competitore". Per Di Maio, quindi, "c'è stato un 'eccesso di potere' ma a termini di legge l'illegittimità dell'atto non è sufficiente per annullarlo".

 

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