Il governo di Conte parte con lo scetticismo degli industriali
Nulla di quanto è stato paventato dal neo premier è in linea con i desiderata di Confindustria, nemmeno Tav e Tap, eppure Di Maio e Salvini non sembrano preoccuparsi

Dunque è davvero Giuseppe Conte l'uomo a cui è stato affidato il compito di pilotare il nuovo governo o, per dirla con Luigi Di Maio, di dare vita alla Terza Repubblica. Ma l'ascesa al Colle del professore foggiano non è stata semplice: la storia non bellissima del curriculum 'pompato' ha indotto Sergio Mattarella - ancora ignaro della grana sulle cartelle esattoriali - a chiedere un'ulteriore verifica ufficiale sul nome del prescelto.

Insomma, liofilizzando il concetto, il presidente della Repubblica ha posto pressappoco questa domanda agli stipulatori del Contratto Italia: gentili signori, volete proprio lui o per caso nel frattempo avete cambiato idea? La compattezza esibita da M5S e Lega, assieme alla verticalità della risposta (affermativa), hanno indotto il Capo dello Stato a rompere gli indugi, ancorché disturbato dai grevi attacchi di Alessandro Di Battista e dalle inevitabili code polemiche. Così è se vi pare.

La convocazione al Quirinale di Conte è il primo passo, il secondo sarà la composizione della squadra ministeriale sulla quale, però, pare non ci sia una condivisione totale. Non è solo questione di assicurazioni e rassicurazioni, è pure questione di uomini. A cominciare da Conte medesimo che raccoglie in egual misura consensi e perplessità. comunque, premier a parte, il nodo più importante da sciogliere è quello del dicastero dell'economia: Paolo Savona è considerato troppo no-euro, però piace da pazzi alla Lega e non dispiace al Movimento. Soprattutto, ha lasciato la presidenza del fondo Euklid per poter indossare i panni di ministro, anche se verso sera la sua candidatura pareva superata dall'immarcescibile Giancarlo Giorgetti. A naso, una situazione (ancora) di scontro aperto. Del resto, in tema economico non possono essere trascurate le considerazioni abrasive rimbalzate dall'assemblea di Confindustria.

Se era prevedibile che Carlo Calenda, ministro uscente dello sviluppo economico, menasse alcune scudisciate di commiato, assai meno preventivabile era che il presidente Enzo Boccia ponesse in maniera durissima alcuni interrogativi all'esecutivo che sta per nascere. Una serie di avvisi ai naviganti, un rosario di moniti per chi dovrà gestire il Paese con la chiosa finale sul fatto che "non è affatto chiaro dove si recuperano le risorse per realizzare i tanti obiettivi e promesse elettorali". Un intervento, quello di Boccia, senza ambiguità interpretative. Insomma, l'esecutivo gialloverde e il suo leader sanno di cominciare questa avventura con lo scetticismo degli Stati Uniti, la diffidenza dell'Europa e le forti perplessità del mondo industriale italiano. Nulla di quanto è stato paventato dal Governo di Giuseppe Conte è in linea con i desiderata di Confindustria, nemmeno Tav e Tap, eppure Di Maio e Salvini non sembrano preoccuparsi. E se lo spread sfiora quota 200 come non accadeva da tempo, se la Borsa sbanda, pazienza, qualcosa succederà, qualcuno lo farà succedere. Citiamo, non a caso, Philip Roth: "L'attualità non fa che superare il nostro talento e quasi ogni giorno tira fuori figure che farebbero l'invidia di qualunque romanziere". 

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