Il giorno del giudizio su Rousseau
Il giorno del giudizio su Rousseau

Voto dalle 9 alle 18. Il destino del Governo legato al giudizio degli attivisti iscritti alla piattaforma pentastellata. Cresce il fronte del sì ma i no sono rumorosi 

 Ufficialmente le voci contro l'accordo M5S-Pd sono poche, pochissime, ma fanno un rumore assordante per essere 'ininfluenti'. Non c'è il solito coro unanime nella truppa pentastellata, che si prepara all'ennesima votazione online sulla piattaforma Rousseau, questa volta su un quesito da far tremare i polsi: "Approvate un governo con il Partito democratico?". Per chi milita nel Movimento sin dalle sue origini, equivale a sottoscrivere un 'patto col Diavolo', per usare un eufemismo. Forse è questa la ragione principale che ha spinto un esponente di nuovo conio, ma abbastanza seguito, come Gianluigi Paragone, a esporsi chiaramente per il 'no' a questo nuovo esecutivo, nonostante la presenza di 'garanzia' di Giuseppe Conte, la benedizione di Beppe Grillo e tutto il refrain sul baratro economico e finanziario da evitare, aumento dell'Iva al 25% compreso. L'ex giornalista usa Vasco Rossi come sottofondo musicale per la sua scelta, magari sperando di mettere in testa ai militanti l'intramontabile ritornello 'C'è chi dice no...'. Durissimo anche il no di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio balzato agli onori delle cronache per le sue posizioni graniticamente no-vax, e per le invettive proprio contro Nicola Zingaretti: "Se l'accordo con la Lega è stato un errore, poiché ci hanno costretti a votare leggi vergognose per poi tradirci, con il Pd non possiamo ripetere lo stesso errore". Dalla 'vecchia guardia' è invece Alberto Airola a rompere il muro di silenzio, annunciando che voterà sì, che lo storico attività no-Tav motiverà in un video. Pollice alto anche da parte di Manlio Di Stefano, specificando che se dovesse prevalere il no il Movimento si adeguerà facendo saltare la trattativa: "Vorrà dire che i nostri iscritti e i nostri elettori non sono d'accordo e quindi noi ci tiriamo indietro". L'umore della Rete, come si dice in questi casi, non sembra propendere per la nuova intesa, ma qualche portavoce Cinquestelle si spinge a ipotizzare ben altre manovre. "Qualcuno sta di fatto condizionando e ricattando i colleghi parlamentari e il Movimento facendo conoscere e propagandando il suo no preventivo a qualsiasi ipotesi di sostegno al tentativo del presidente Conte", dice il senatore M5S e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Primo Di Nicola, al 'Fattoquotidiano.it'. "Ci sono colleghi parlamentari che minacciano di togliere i voti e far mancare la maggioranza in Parlamento", spiega il giornalista, specificando di non voler fare "nessun riferimento particolare, parlo a tutti e a nessuno". Dai big non ci sono, invece, indicazioni di voto. Luigi Di Maio lascia totale libertà di coscienza agli iscritti: "Non c'è un voto giusto o sbagliato, ci sono le vostre idee e la somma delle vostre idee indirizzerà il Movimento". Alessandro Di Battista, anche se inserito nella lista del toto-nomi per il Conte-bis, rimane in silenzio, al pari degli attuali ministri del governo giallo-verde, che non si espongono pubblicamente. La partita è talmente aperta da suggerire prudenza, a ogni latitudine

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