Il declino del 'Governo del fare'

Roma, 7 nov. (LaPresse) - Presidente del Consiglio per quattro volte negli ultimi 15 anni, otto nell'ultimo decennio. Silvio Berlusconi vanta una presenza alla guida del governo più lunga di Giovanni Giolitti e di Alcide De Gasperi, ma la sua lunga permanenza nello scenario della politica rischia di concludersi con un nulla di fatto.
Il "governo del fare" è stato messo nell'angolo proprio per la sua inattività. Delle grandi riforme annunciate solo quella dell'università e della scuola è stata attuata pienamente, mentre il federalismo fiscale deve concludere il suo percorso, al momento fermo con l'approvazione di sette decreti attuativi su otto. La riforma "epocale" della giustizia, invece, è stata incardinata in Senato e alla Camera, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al ddl costituzionale, e attende il consenso di due terzi dei parlamentari per entrare subito in vigore; in caso contrario, sarà sottoposta ad un referendum confermativo tra i cittadini.

Ma è sullo sviluppo e sul fisco che l'esecutivo ha fallito, visto che sono state richieste dalla stessa Unione europea per salvare l'Italia dal disastro finanziario. Insomma "meno tasse per tutti" e "un milione di posti di lavori in più", gli slogan che hanno fatto da traino alla campagna elettorale del Pdl, si sono risolti con un aumento dall'8% all'8,3% a settembre della disoccupazione, con il record tutto italiano sui giovani: dal 28% al 29,3%. Per quanto riguarda le tasse la lo stesso premier ad agosto, in occasione dell'approvazione della manovra anticrisi, aveva commentato: "Il nostro cuore gronda sangue. Avevo promesso che non avrei mai messo le mani nelle tasche degli italiani ma la situazione dell'economia è cambiata". E da agosto a oggi i sacrifici chiesti agli italiani sono aumentati e non diminuiti. In questo quadro in cui domina la crisi economica e l'Italia più volte definita sull'orlo del baratro, Berlusconi, però, si è ostinato a dire che nel 'bel paese' la situazione non è poi così tragica come la raccontano "i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, si fatica a prenotare un posto sugli aerei".

Contemporaneamente l'annuncio di un monitoraggio del Fondo monetario sugli impegni sottoscritti dal governo nella lettera a Bruxelles. Questa solo l'ultima delle arringhe difensive del presidente del Consiglio, umiliato dalla risatina complice fra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, interrogati su eventuali rassicurazioni ricevute da Berlusconi, e sbeffeggiato dallo stesso Tony Blair: "Silvio non è stato mai noioso. Ha reso divertenti le nostre riunioni". Il presidente del Consiglio negli anni è diventato anche il soggetto preferito dei quotidiani stranieri. Il Guardian in uno degli articolo dedicati al nostro premier scrive: "Il primo ministro italiano sta combattendo contro la crisi economica e un governo diviso. Ma invece che parlare di cose noiose, in un discorso di domenica scorsa ha scelto di raccontare aneddoti e barzellette indecorose".

Non si può dimenticare infatti la ricetta che Berlusconi ha consegnato ai giovani per superare la crisi economica nel Paese "sposare persone ricche. Io ho una figlia disponibile al matrimonio". E su se stesso non si è certo limitato: "Io sono il Gesù Cristo della politica. Sono una vittima paziente, sopporto tutto e mi sacrifico per il bene di tutti".

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