Il black Friday della politica: aumentano le poltrone in svendita al governo

Da Savona a Toninelli, passando per Castelli e Tria: ecco chi sono i nomi traballanti dell'esecutivo

A Matteo Salvini il black friday non piace: "Ho capito che se oggi non compri qualcosa sei uno sfigato. Dodici milioni di italiani hanno dichiarato 'compro qualcosa', anche se non serve, magari da una multinazionale straniera che non paga le tasse nel nostro Paese", sottolinea volendo quasi brandire il suo 'prima gli italiani' anche in una delle giornate chiave del consumismo globale. "Io oggi - tiene a mettere a verbale - comprerò qualcosa solo se mi serve". Stando a rumors di palazzo e retroscena, però, tra le migliaia di offerte on line il titolare del Viminale, potrebbe trovare - a buon prezzo - le 'poltrone' di alcuni suoi illustri colleghi, traballanti dopo la bocciatura Ue sulla manovra o dopo alcuni imperdonabili 'scivoloni' sui principali dossier all'esame del governo.

Secondo alcune indiscrezioni, presto potrebbe essere 'in vendita' la poltrona di Paolo Savona. Mancato ministro dell'Economia a causa dell'alt intimato dal Quirinale (troppo pesante era sul curriculum la paternità della teoria del 'cigno nero' e di quel 'piano B' per uscire dall'euro) il titolare dei Rapporti con l'Europa negli ultimi giorni si è mostrato piuttosto critico sulle cifre della manovra, i livelli dello spread costantemente sopra quota 300 e la 'fuga' dai Btp Italia e starebbe pensando a un passo indietro. Salvini minimizza. "Sui giornali ne leggo di tutti i colori. Oggi lo spread scende e la borsa sale...io non credo a ministri dimissionari e son convinto che a Bruxelles torneranno a rispettare non il governo ma l'Italia. Paolo Savona è uno degli assi portanti di questo governo, lasciamo perdere il gossip", taglia corto.

Traballanti, e secondo alcune voci di palazzo intrecciati, anche i destini politici di Laura Castelli e Danilo Toninelli. La sottosegretaria all'Economia in quota M5S - unica donna presente negli infiniti tavoli di stesura del contratto di governo - da qualche tempo non gode della stima e della fiducia degli alleati leghisti. Anche il recente confronto con l'ex titolare di via XX settembre Pier Carlo Padoan nel salotto di Porta a porta è finito nel mirino, rilanciato sui social dai dem per mettere in evidenza il divario di competenze tra i due su spread e tassi di interesse dei mutui. Castelli tira dritto e anzi smentisce i retroscena stampa secondo i quali sarebbe impegnata a giocare un'altra partita, protagonista di una mediazione con i sì Tav a Torino, per dare man forte alla sindaca Appendino e togliere le castagne dal fuoco anche al collega Toninelli.

Quello del titolare delle Infrastrutture è da tempo uno dei primi nomi sul tavolo se il governo dovesse optare per un mini rimpasto. Dopo le gaffe legate al crollo del ponte Morandi e l'esultanza in aula per l'ok al decreto Genova in tanti nella maggioranza, e non solo tra i leghisti, pensano che la sua permanenza a Porta Pia non sia destinata a durare a lungo. Castelli potrebbe puntare, allora, a prendere il suo posto, anche se si affretta a rinnovare "la stima e la fiducia personale e professionale all'amico Danilo Toninelli, che sta facendo un ottimo lavoro in un ministero complesso come il Mit".

Data quasi per (s)venduta qualche tempo fa dal suo stesso titolare, la poltrona di Giovanni Tria sembra invece adesso essere più stabile. E sì che rischierebbe di non trovare acquirenti nemmeno in questo giorno di prezzi stracciati, data la lunga trattativa che lo aspetta dopo la bocciatura della manovra. In quest'ottica, allora, toccherà sabato sera al premier Giuseppe Conte portare a casa 'l'affare' più grande. Juncker lo aspetta a cena a Bruxelles per discutere della procedura di infrazione. E, da quelle parti, non c'è Black friday che tenga: per Roma non è più tempo di saldi.

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