Governo, sulle nomine è stallo. E il vertice da Conte salta
Si arena la trattativa su Cassa depositi e prestiti: doppio veto M5S-Lega su Dario Scannapieco

Sperava di riporlo in fretta, invece il dossier nomine continua a essere uno dei più caldi sulla scrivania del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Tante le caselle da riempire, su cui è difficile mettere d'accordo le due anime del governo, Lega e M5s, e queste due insieme con il titolare del Mef, Giovanni Tria, che in questa partita ha un ruolo fondamentale. Sua infatti deve essere l'indicazione per i due membri del consiglio di amministrazione della Rai di nomina governativa. Decisivo anche il suo ruolo per la scelta del nuovo amministratore delegato di Cdp.

E' proprio su questa casella, quella della Cassa depositi e prestiti, che si è arenata la trattativa, trascinando nello stallo anche l'altra. Tria infatti insiste per Dario Scannapieco, vicepresidente Bei, caldeggiato anche dalle fondazioni. Ma sul nome c'è il doppio veto Lega-M5s, che lo considerano espressione della 'vecchia guardia'. Mentre per le forze di maggioranza la partita è fondamentale, visto che Cdp tiene i cordoni della borsa che potrebbe essere utilizzata per partite come quella di Alitalia, di cui l'esecutivo vuole rilanciare l'italianità. Il risultato è che l'assemblea di Cassa depositi e prestiti mercoledì ha prodotto una fumata nera e il rinvio al 24 luglio.

Entro quella data va trovata una soluzione: ecco perché Conte sperava di riuscire a fare il punto e trovare un'intesa all'interno del suo esecutivo giovedì, prima che il ministro dell'Economia partisse per il G20 di Buenos Aires. L'incontro tra i due, come di consueto prima di questi appuntamenti, era già programmato: il premier ha esteso la convocazione ai due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Riunione sconvocata un'ora dopo, "per impegni". Sta di fatto che a Palazzo Chigi si è presentato solo Tria, mentre Salvini cadeva dalle nuvole: "Non sapevo neanche che fosse stato convocato", ha risposto ai cronisti alla Camera. Aggiungendo poi su Cdp: "Non sono io che seguo il dossier". A occuparsene infatti è Giancarlo Giorgetti, leghista sottosegretario alla presidenza del Consiglio incaricato da Conte di 'trattare' con i due vice e le rispettive forze politiche. "Leggetevi l'intervista di Conte al Fatto. C'è una procedura, chiedete a chi gestisce la procedura".

Nell'intervista citata, il presidente spiega che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, propone i nomi al presidente del Consiglio che ne parla con i due vice presidenti. E in mancanza di accordo si rinvia. Probabilmente fino a lunedì, quando dovrebbe essere convocato il consiglio dei ministri al rientro del titolare del Mef. Da lì dovrebbe uscire anche l'indicazione dei due membri del cda Rai scelti dal governo: mercoledì il Parlamento ha votato Beatrice Coletti e Rita Borioni, scelte dal Senato, Igor De Blasio e Giampaolo Rossi, nominati dalla Camera. Giovedì i dipendenti dell'azienda hanno scelto il tecnico e animatore del blog 'IndigneRai'. La partita di viale Mazzini non è chiusa: mancano presidente e Ad. Quest'ultimo spetta al M5s, che cerca un manager esperto che accetti il tetto dei 240mila euro di stipendio: in pole restano l'ex La7 Fabrizio Salini e l'ad di Widiba Andrea Cardamone.

Per la poltrona di presidente, su cui punta la Lega, resta in corsa Giovanna Bianchi Clerici.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata