Governo, da reddito e pensioni ad autonomie e referendum, le sfide gialloverdi

Se la trattativa con l'Europa per l'approvazione della manovra è stata il banco di prova dei gialloverdi, il vero match della stagione è innanzitutto l'approvazione dei due provvedimenti chiave, su cui entrambi si giocano la faccia e la fiducia dell'elettorato

Vacanze ridottissime per governo e parlamento che, dopo il tour de force per l'approvazione in extremis della legge di bilancio, con il nuovo anno dovranno affrontare una pletora di provvedimenti. A partire dalle due bandiere di M5s e Lega, reddito di cittadinanza e quota 100. Se la trattativa con l'Europa per l'approvazione della manovra è stata il banco di prova dei gialloverdi, il vero match della stagione è innanzitutto l'approvazione dei due provvedimenti chiave, su cui entrambi si giocano la faccia e la fiducia dell'elettorato.

Per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati in manovra 7,1 miliardi di euro per il 2019: il decreto che ne disciplinerà l'erogazione, in base all'Isee famigliare, dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro metà mese per partire a marzo ed essere operativo da aprile. Al momento, aveva spiegato il premier Conte, il progetto prevede anche di agevolare direttamente le imprese che assumeranno chi percepisce il reddito di cittadinanza, ma i dettagli sono ancora da studiare. È prevista anche l'erogazione del contributo agli stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni, punto su cui insorge l'opposizione a destra, che denuncia anche la possibilità che l'assegno vada ai 'furbetti'. "Il tentativo di Forza Italia di sminuire l'importanza del reddito, facendo riferimento a possibili frodi è ridicolo perché seguendo questa logica non si farebbe mai nulla di serio per contrastare la povertà", è la difesa del deputato grillino Davide Tripiedi. Da marzo arriverà, nelle intenzioni del governo, anche la pensione di cittadinanza che alza la minima a 780 euro, così come quelle di invalidità.

Per quota 100 ci sono in manovra poco meno di 4 miliardi per il 2019. A usufruire della possibilità di pensionamento anticipato - con almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi - saranno i lavoratori privati a partire da aprile con finestre trimestrali, e da ottobre - o luglio, nel migliore dei casi - per i dipendenti pubblici.

Ci sono poi altre due grane da risolvere, sempre legate alla manovra. La prima è quella della norma Ires: nel maxiemendamento al Senato è stata abrogata l'aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali, categoria in cui ricadono anche le realtà no profit. "Mi assumo personalmente la responsabilità, non sono riuscito a valutare tutte le conseguenze e correggeremo - ha assicurato Conte nella conferenza stampa di fine anno - Non era nostra intenzione colpire questo settore". Il 'rimedio' potrebbe arrivare nel decreto semplificazioni, atteso nell'aula del Senato a metà gennaio. L'altro nodo è quello legato agli Ncc. La norma che regolava il servizio con conducente era stata stralciata dal maxiemendamento in fase di approvazione, diventando un decreto che dovrà essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, pena la decadenza. E le associazioni di categoria sono già sul piede di guerra. Le urgenze non si esauriscono certo con la manovra. Salvini preme per l'approvazione del testo sulla legittima difesa, che deve essere affrontato dalla commissione Giustizia della Camera.

E sempre a Montecitorio, mercoledì 16, dovrebbe arrivare in aula la proposta di legge costituzionale cara ai pentastellati di modifica all'articolo 71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare: il testo base è stato affrontato prima di Natale in commissione Affari costituzionali, ma non ha risolto le perplessità leghiste. Non sarà facile nemmeno il cammino delle autonomie, su cui il Carroccio non intende sentire ragioni. Ma lo stesso presidente del Consiglio ha invitato alla cautela: "Ci siamo dati sino alla metà di febbraio per fare riflessioni interne poi andrò a negoziare con i governatori e si finalizzerà l'intesa, poi ci sarà una legge approvata dal Parlamento". Nel Movimento, invece, si scalpita per la proposta di legge sul voto di scambio politico-mafioso, all'esame della commissione Giustizia della Camera. 


 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata