Governo, scintille Conte-Renzi. Il Premier: Non ci servono fenomeni
Governo, scintille Conte-Renzi. Il Premier: Non ci servono fenomeni

"Non abbiamo bisogno di fenomeni". Giuseppe Conte parla a voce più alta del solito, aggrotta la fronte, compare un solco profondo proprio tra le sopracciglia che si vede quando perde la pazienza, come quella sera dell'8 agosto, in cui convocò una conferenza stampa per addossare la responsabilità dell'implosione del governo a Salvini, o come quando, pochi giorni dopo, si presentò al Senato attaccando duramente il suo ex vicepremier. L'irritazione traspare chiaramente, e messaggio deve arrivare forte e chiaro a Roma, a Matteo Renzi.

Il senatore di Scandicci, però, non gliela fa passare e in serata risponde a tono: "Non ho fatto il fenomeno. Il mio obiettivo non è giocare a fare il simpatico ma dare una mano al mio Paese: ci pagano per questo. Ho scritto in un articolo sul Corriere dei numeri. Dei dati. Delle proposte. Chi vuole rispondermi può farlo sulla base dei numeri, se crede. O delle idee. Il populista gioca ad apparire simpatico, il politico prova a risolvere i problemi. Io ho scelto la politica e non il populismo".

Il riferimento è alla lettera che il leader di Italia Viva ha scritto al "Corriere della Sera" e che ha mandato su tutte le furie il premier. "Che dice?", chiede ai giornalisti che lo incalzano, facendo mostra di non aver letto. Le risposte rivelano il contrario. Per Conte è un déjà-vu quello di svegliarsi al mattino e trovare sulla stampa critiche dai suoi stessi alleati. È inammissibile, dice ai suoi, l'ha già vissuto con il governo gialloverde e non ha intenzione di ripetere l'esperienza. Ecco perché leggere che per Renzi la riduzione proposta al cuneo fiscale è "spiccioli", che "non è pensabile che per diminuire il cuneo si voglia aumentare l'Iva" e rivendicare "la battaglia vinta" su questo tema da Italia Viva lo manda su tutte le furie. Il senatore fiorentino, è il ragionamento, non solo ha creato i suoi gruppi subito dopo la nascita del governo senza avvisarlo, mettendolo così davanti a una maggioranza diversamente composta rispetto a quella del giuramento. Ora, dopo aver assicurato il pieno sostegno all'esecutivo, inizia a "picconare". Tanto che uno che per il fuoco amico ci è passato, Enrico Letta, avvisa: "È evidente che la lettera di Renzi dissotterra l'ascia di guerra cioè dice: 'Io vi faccio ballare'. Penso che Conte e Zingaretti non debbano accettare questo gioco, non facciano come me". E dunque "facciano con Renzi un patto, nel momento in cui non lo rispetterà si vada al voto. Se si va avanti come oggi - è la previsione - il governo non arriva a mangiare il panettone". Ma questo esecutivo, si ricorda a Palazzo Chigi, è nato con la promessa di durare. E allora "Tutti devono partecipare a questo progetto politico con massimo impegno - ammonisce il premier - Poi se uno vuole andare in tv vada pure, ma si sieda al tavolo. Quando ci si siede vale la forza delle argomentazioni". Sull'Iva, per esempio, "se qualcuno vuole arrogarsi il privilegio di dire che ha sventato qualcosa, è scorretto. Abbiamo valutato diverse proposte".

Il lavoro è in corso, spiega, e dire agli italiani che è stata presa una decisione, sulla quale poi si è tornati indietro, "è pura mistificazione della realtà. Bisogna stare attenti, con gli italiani non si scherza. Bisognerebbe che tutti i politici lo avessero imparato". E a Letta risponde: "Io non sto mai sereno perché so di avere una responsabilità. So che ho una prospettiva temporalmente definita, transitoria, ma che mi impone di rispondere ogni giorno a 60 milioni di cittadini. Come faccio a stare sereno? È la regione perché questo Governo non potrà mai fermarsi". Chiosa Salvini, a guardare uno spettacolo che potrebbe sembrargli pure un po' familiare: "Sbarchi triplicati, una tassa al giorno e litigi continui, con il Conte in fuga dal Parlamento e che oggi dà del 'fenomeno' a Renzi. Spettacolo indegno, purtroppo a spese degli Italiani". Il M5s prova a calmare le acque: "Secondo me dobbiamo abbassare i toni e metterci a lavorare tutti quanti. Non abbiamo bisogno di litigi nel governo", dice un altro che ha già visto quel film, Luigi Di Maio. La pensa così anche il Pd, ugualmente infastidito dal rinnovato attivismo di Renzi. Se gli avvisi siano giunti a destinazione saranno le prossime settimane a dirlo, quando il cantiere della manovra uscirà dal campo delle ipotesi ed entrerà nel vivo.

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