Governo, rebus premier: (ri)spunta Tajani. M5S rilancia Di Maio
Questa volta per risolvere il nodo potrebbe fare la differenza Fratelli d'Italia

Per risolvere il rebus premiership questa volta potrebbe fare la differenza Fratelli d'Italia. Nella partita è infatti entrata la dote di Giorgia Meloni, con i suoi 18 senatori e 32 deputati, che potrebbe mettere in sicurezza il futuro dell'esecutivo targato Lega-M5S. Lo scoglio da superare è però il diktat della leader, che avrebbe ipotizzato un appoggio all'esecutivo solo se a guidarlo fosse un uomo della coalizione di centrodestra. Sfumata l'ipotesi, tornata alla ribalta dopo le parole di Meloni, di portare Matteo Salvini a Palazzo Chigi, in queste ore torna in auge il nome di Antonio Tajani, gradito anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma su cui il Movimento 5Stelle avrebbe storto il naso. Per questo, come in una partita a poker, i pentastellati avrebbero rilanciato Luigi Di Maio.

La composizione della squadra (si parla di 20 ministri) non vive comunque di luce propria. E' una questione di quote e soprattutto di peso delle caselle. Chi avrà Chigi, di fatto, non potrà rivendicare ministeri chiave. Ed è proprio a piazza Colonna che si ferma o meglio si sta arenando il confronto, che vede anche una mancanza di figure adatte a ricoprire incarichi, in entrambi gli schieramenti. Su alcuni dicasteri ovviamente è puntato il faro del Colle che, per quanto riguarda la Farnesina, in mancanza di un profilo internazionale, vedrebbe bene Elisabetta Belloni. Per l'Interno ancora non si riesce a trovare la quadra, anche se Mattarella sul Viminale ha tenuto ad evidenziare la sua linea, soprattutto in merito al tema degli sbarchi. In una logica di quote, se Salvini non riuscisse a salire a Palazzo Chigi potrebbe rivendicare quel ministero. Per la Difesa invece potrebbe rientrare dalla finestra Giampiero Massolo, già alla guida dei servizi segreti nel governo Andreotti. Alcuni dicasteri chiave sarebbero già stati concordati e aspettano solo il via libera: Giulia Bongiorno alla Giustizia e Armando Siri allo Sviluppo economico. Al Mef invece regna l'incertezza, anche se Giancarlo Giorgetti potrebbe preferire il ministero piuttosto che la premiership.
 

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