Governo, Letta tenta la carta del chiarimento in Cdm

Di Nadia Pietrafitta

Roma, 26 set. (LaPresse) - Nessuna riunione di maggioranza, nessun "caminetto da prima Repubblica", ma una soluzione del momento di crisi che si è venuto a creare dopo le dimissioni in massa prima annunciate e poi firmate dai parlamentari Pdl "alla luce del sole", nei "luoghi delle istituzioni", e quindi prima in Consiglio dei ministri e poi eventualmente in Parlamento. Questo, secondo fonti di Governo, il percorso che intende seguire Enrico Letta al suo rientro dagli Stati Uniti. Il premier, impegnato a convincere Wall Street e gli investitori internazionali della stabilità dell'Italia, trova al suo ritorno un Pdl in trincea, fermamente convinto dell'attestato di stima espresso a Berlusconi e delle criticità costituzionali della retroattività della legge Severino per quel che riguarda la decadenza del Cavaliere. E se dal Colle è arrivato un primo stop a quello che Napolitano ha definito "un fatto politico inquietante" che "configurerebbe l'intento o produrrebbe l'effetto di colpire alla radice la funzionalità delle Camere", spetta al presidente del Consiglio prendere ogni ulteriore decisione sul futuro del Governo e della strana maggioranza che lo sostiene.

Una prima occasione di confronto verrà offerta dal Cdm previsto per domani pomeriggio alle 17. Sul tavolo, tra le altre cose, misure decisive come il provvedimento da attuare per rimettere in moto gli stabilimenti Riva acciaio, ma anche il tentativo di bloccare l'aumento per l'Iva previsto a partire dal 1 ottobre. La riunione, viene spiegato, potrebbe già essere decisiva per quel che riguarda il futuro dell'esecutivo, con i ministri in quota Pdl chiamati a scegliere - una volta per tutte - se essere 'falchi' o 'colombe'. Chi lo ha sentito, racconta di un premier "imbufalito e stufo" di stare dietro ai continui cambi di atteggiamento nei confronti del Governo da parte di Silvio Berlusconi e del suo partito. Non dovesse bastare il Cdm a definire lo stato di salute delle larghe intese, la palla passerebbe al Parlamento. Anche se, spiegano fonti di palazzo Chigi, è "ancora presto per arrivare ad una calendarizzazione di una votazione in aula".

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