Governo, i tempi dell'esplorativo: dai 5 giorni di Fanfani ai 22 di Leone
Il primo mandato esplorativo della storia repubblicana fu affidato al presidente del Senato, Cesare Merzagora, il 6 maggio 1957

Incarico o mandato esplorativo. Una pratica non prevista da alcun regolamento o per legge e tantomeno dalla Costituzione, ma che dalla nascita della Repubblica italiana è stata una consuetudine quando la chiamata alle urne hanno dato un esito incerto. Il primo fu affidato al presidente del Senato, Cesare Merzagora, il 6 maggio 1957. La crisi di governo si risolse il 15 maggio, nove giorni dopo, quando si formò il nuovo esecutivo del democristiano Adone Zoli. Non fu però questo il mandato più lungo, ma quello di Giovanni Leone, che esplorò la possibilità le forze politiche dal 4 marzo al 26 marzo del 1960, in tutto 22 giorni. E' il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, dopo le dimissioni di Antonio Segni, affidò l'incarico a Leone che risolse la crisi proponendo al capo dello Stato il nome di Fernando Tambroni.

Lungo, ma non lunghissimo, il mandato affidato a Giovanni Spadolini. Il 26 giugno 1989, in seguito alla crisi del governo presieduto da Ciriaco De Mita, il presidente della Repubblica Francesco Cossiga gli affidò un "incarico esplorativo" per la formazione di un nuovo governo. L'11 luglio Spadolini, dopo 15 giorni, non essendo riuscito a trovare una maggioranza, restituì l'incarico a Cossiga che, dopo aver richiamato l'esponente irpino della Democrazia Cristiana, conferì definitivamente l'incarico ad Andreotti. L'incarico più breve è quello affidato ad Amintore Fanfani, presidente del Senato, che viene chiamato dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a coadiuvarlo nella ricerca di una soluzione per la crisi apertasi con le dimissioni del primo governo di Bettino Craxi. Dopo 5 giorni, era il 4 luglio 1986, Fanfani riferì al Capo dello Stato che dagli elementi raccolti emergeva la possibilità di arrivare ad una soluzione della crisi, che poi culminò con l'avvento del Craxi bis.

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