Governo del cambiamento e politica dello scambio: Lega e M5S moriranno Dc?

Opportunismo, trattative e compromessi erano all'ordine del giorno nella Prima Repubblica. Ma adesso, secondo qualcuno, le cose sembrano addirittura peggiorate

Dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica nel '62 alle concertazioni sindacali del secolo scorso, dalla legge sulla psichiatria e la riforma sanitaria del '78 alle trattative su unioni civili e stepchild adoption tra Renzi e Alfano, dalle leggi su divorzio e aborto al 'patto del Nazareno'. La politica, si sa, è la scienza dell'opportunismo e l'arte del compromesso, e tante in passato sono state le 'trattative' tra partiti politici che hanno portato ad accordi fino ad un attimo prima giudicati impossibili da entrambi i firmatari. Adesso a palazzo Chigi c'è il 'Governo del cambiamento' e il 'programma' - che segnava la rotta della coalizione - ha lasciato spazio al 'contratto' tra i gialloverdi, ma la musica non sembra essere cambiata poi molto. Anzi. In Senato il decreto Sicurezza si blocca in attesa che M5S e Lega trovino la quadra sulla riforma della prescrizione. 'Nulla di nuovo sotto al sole', si direbbe. Ma non ditelo a Paolo Cirino Pomicino, che certe trattative le ha vissute da protagonista. "Certi cambi non sono mai avvenuti nella prima repubblica", assicura e ripercorre con LaPresse alcune tappe fondamentali. "Con l'apertura della Dc ai socialisti di Nenni, nel '61, e poi nel '62 quando ci fu il primo governo organico di centrosinistra, ci fu la nazionalizzazione dell'energia elettrica che era un punto fermo del programma dei socialisti - racconta - Ma questo non fu uno scambio: 'io ti do la nazionalizzazione tu mi dai un'altra cosa'. Si faceva un programma concordato e non di titoli e poi si andava avanti".

Se non con un Governo organico, poi, il cosiddetto 'Compromesso storico' tra Dc e Pci portò a importanti riforme per il Paese, dalla legge Basaglia sulla psichiatria (scritta dallo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini con l'aiuto del responsabile Sanità dei comunisti Giovanni Berlinguer), alla riforma sanitaria, alle 'trattative' sui diritti dei lavoratori. "Oggi sta venendo fuori una configurazione del tutto nuova, originale e devo dire la verità miserevole - continua Pomicino - si mettono due programmi totalmente differenti e spesso alternativi e poi ognuno dice all'altro 'io ti do questo e tu mi dai quell'altro'. Questo non è mai successo nei governi della Prima Repubblica e, a mio giudizio, anche di coalizione negli altri Paesi. Altro era la ricezione di un tema caro a uno dei contraenti della maggioranza di Governo, ma non c'era lo scambio come avviene adesso. Questo è un degrado della politica parlamentare impressionante. Che significa 'tu mi dai il dl sulla sicurezza e io ti faccio allungare la prescrizione'?. Sono due cose distinte e separate che non possono essere scambiate. Siamo al suk arabo. Si scambiano cose che non possono essere scambiate".

Qualche 'scambio' nella Prima Repubblica, ammette lo stesso Pomicino, c'era: "Era sul discorso delle nomine: un partito prendeva l'Eni, un altro prendeva l'Iri, ma aveva una ratio: mettere a posto le caselle in una trattativa, ma sulle grandi questioni politiche o si conviene alla giustezza di una determinata posizione o non la si può scambiare". Questo, ad esempio, quanto avvenne sul divorzio: "Non fu oggetto di trattativa della maggioranza, anzi la maggioranza fu ritenuta estranea dell'andamento parlamentare del dibattito del divorzio".

I temi etici, in realtà, nel Belpaese da sempre sono oggetto di trattativa. L'ultima, nella passata legislatura, quella andata in scena tra Matteo Renzi e Angelino Alfano, azionista di minoranza del Governo che per votare la fiducia sulle Unioni civili pretese (e ottenne) lo stralcio della stepchild adoption. A Renzi andò peggio con il patto del Nazareno: l'accordo siglato nella sede del Pd con Silvio Berlusconi per "scrivere insieme le regole del gioco" e riformare la Costituzione e la legge elettorale naufragò dopo l'elezione al Quirinale di Sergio Mattarella. L'ex Cavaliere, a suo dire, ruppe per un problema di metodo ma diversi rumors di palazzo imputarono la 'crisi' a motivi più prettamente 'politici, appunto: dalla mancata riforma della legge Severino alla sua 'riabilitazione' da statista.
 

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