Governo, Conte inchioda Salvini e Di Maio alle responsabilità: solo sospese le ostilità

L'accordo sul decreto fiscale c'è, ma sui prossimi punti del contratto potrebbero scatenarsi nuove guerre tra i due vicepremier

Non è stato un confronto semplice, ma i preamboli di questa ultima settimana lo avevano annunciato. Il vertice a tre tra Giuseppe Conte e i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si è reso alla fine necessario per far scongelare, almeno un po', le posizioni dei due leader che in un primo momento si erano chiusi nei rispettivi uffici di Palazzo Chigi, senza scambiare una parola. Di Maio, arrivato nella sede del governo intorno alle 11, ha subito messo in chiaro, in una conferenza stampa improvvisata in piazza, che bisognava togliere di mezzo il condono per gli evasori e lasciare la pace fiscale. Il leader del Carroccio, come promesso ha varcato intorno alle 13 il portone di Chigi con la figlia Mirta, con cui aveva programmato di trascorrere il pomeriggio. Ma il cdm, programmato per quell'ora, non vedeva inizio. Dopo circa un'ora, quando l'aria si era fatta irrespirabile, Conte li ha convocati nella sua stanza e ha messo subito in chiaro che bisognava mettere uno stop 'a dichiarazioni fuori controllo' che stavano avendo un effetto negativo sia in termini di credibilità sia di stabilità, all'estero e sui mercati. Bisogna dare l'idea di un governo 'stabile' e non traballante, è stato il ragionamento.

Salvini e Di Maio si sono trovati d'accordo, ma le posizioni restano quelle di due leader e non di due alleati di governo, che hanno il compito di portare sul piatto le promesse elettorali dei rispettivi partiti. Il titolare dell'Interno alla fine della discussione ha ottenuto la rottamazione delle cartelle di Equitalia per i più disagiati, misura che sarà inserita in Parlamento e la garanzia che i 5 Stelle rivedranno gli 81 emendamenti, di cui rimarrà una piccola parte, concordata con la Lega. Stop anche a 'intralci' pentastellati sull'iter della legittima difesa, che Salvini spera di vedere approvato prima di Natale.

In cambio, oltre alle modifiche al decreto fiscale, volute da Di Maio, anche una svolta sul registro e sulla linea adottata dal vicepremier leghista nei confronti dell'Ue. Fonti vicine al ministro infatti rivelano che Salvini sarebbe pronto a incontrare Jean Claude Juncker e Pierre Moscovici per avviare una fase 'più distensiva' nei rapporti con la commissione Ue. Pace fatta? Piuttosto sembra che si tratti di una sospensione delle ostilità, rimandate al prossimo punto del contratto con gli italiani.

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