Governo, Conte incassa la fiducia alla Camera. Bagarre in aula con Pd e Fi sul conflitto di interessi
Il premier a Montecitorio con Di Maio e Salvini ottiene 350 sì, 6 in più del previsto

Dopo lo scoglio del Senato, come previsto il governo di Giuseppe Conte ha incassato la fiducia della Camera. Con 350 sì, 236 no e 35 astenuti il presidente del Consiglio può contare 6 voti in più del previsto. Ci si aspettavano infatti 346 sì a favore (222 deputati M5S e 124 leghisti). In più Catello Vitiello (Misto ed ex M5S), Mario Borghese e Antonio Tasso (Maie), Salvatore Caiata (Misto ed ex M5S), Andrea Cecconi e Silvia Benedetti (entrambi ex M5S espulsi per il caso rimborsi) hanno votato a favore. Si tratta dunque di 6 voti che, se fossero stati presenti anche i due deputati M5S Iolanda Nanni (assente) e Paola Carinelli (in missione), avrebbero portato la maggioranza a 352.

Non ha ripetuto il discorso di martedì al Senato, ma all'esordio a Montecitorio il premier ha provato a rispondere a tutte le critiche e a offrire tutte le rassicurazioni possibili. Una lunga precisazione alle osservazioni arrivate da senatori e deputati cui ha chiesto la fiducia, con insieme una richiesta di tregua: "Non ci chiedete gli articolati normativi" perché "abbiamo appena giurato, stiamo costituendo gli uffici", ma "lavoreremo da subito per dare un seguito alle anticipazioni contenute nel contratto di governo e alle dichiarazioni che ho qui depositato".

Dichiarazioni che "vanno integrate con il contratto di governo", spiega per rispondere a chi lo ha accusato di non aver toccato alcuni temi. Che poi passa in rassegna: sul turismo, "noi parliamo di agricoltura, di promozione del made in Italy, una serie di profili di attività che vanno integrati, non si può agire in compartimenti stagni", idem sul Sud, dove "avere un ministro è stato un gesto di grande attenzione". Sulle infrastrutture "non ci sottrarremo agli investimenti", sulle banche "stiamo valutando se sia opportuno distinguere tra banche di credito e banche di investimento". Sulla giustizia, che oggi "è diventata censitaria", perché solo chi "ha i soldi riesce a difendere bene le proprie ragioni". Conte giudica "impropria" la divisione tra giustizialismo e garantismo.

Gli hanno rimproverato di non aver parlato di pace ma "non mi pare che nel contratto di governo ci siano propositi bellicisti". E spiega: "Siamo nella Nato e vogliamo rimanerci optimae nella Nato" ma "vogliamo misurarci con questi impegni con la massima cautela e valuteremo di volta in volta". Il reddito di cittadinanza sarà progettato "modo molto oculato e articolato", ribadisce, mentre sul debito "l'obiettivo è una discesa progressiva" ma "questo governo ha l'ardire di poter anche promuovere delle nuove politiche economiche" ma "vogliamo sederci al tavolo con i partner europei e ci auguriamo di avere la fermezza e la risolutezza per essere ascoltati".

Come già in Senato, il premier punta alla correttezza dei rapporti con le istituzioni e le opposizioni, ringrazia ancora Mattarella, e su un tema come la lotta alle mafie ribadisce che bisogna essere "tutti uniti". Ai suoi predecessori, Conte riconosce dei meriti, assicura che sulla legge sui beni confiscati "nessuno si permette di disconoscere quanto fatto sin qui". Sull'immigrazione "vedo in aula il ministro Minniti che ha ricevuto apprezzamenti dalle forze politiche della maggioranza", e "anche per la buona scuola, abbiamo dialogato con tanti stakeholders, ci sono criticità su cui intendiamo intervenire".

Dai banchi del Pd si levano comunque sbuffi e grida, fino a quando il premier non 'scivola' sul conflitto di interessi rivolgendosi a "voi che protestate" perché "queste interruzioni dimostrano che ciascuno ha il piccolo conflitto d'interesse da risolvere". E' bagarre, ma "sono stato frainteso, non sto accusando nessuno, ma dico che è negli interstizi della società a qualsiasi livello".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata