Dl Genova, M5s recupera sul condono Ischia: ok al Senato vicino. Giallo sull'emendamento Fi

La proposta azzurra sarebbe stata un errore di stesura, tanto che sei senatori berlusconiani (e campani) si sono autosospesi, per poi rientrare nel gruppo una volta scongiurato il pericolo

Lo scoglio più difficile è stato schivato, ora il decreto Genova ha mare calmo per la sua definitiva approvazione. La dissidenza del comandante Gregorio De Falco e della sua collega Paola Nugnes, almeno a livello parlamentare, hanno fatto il 'solletico' alla maggioranza Lega-M5S, perché l'aula del Senato ha stroncato con numeri bulgari (200 no contro 75 sì) l'emendamento di Forza Italia - passato nelle commissioni Ambiente e Lavori pubblici proprio con il voto favorevole dell'ufficiale di Marina e l'astensione della parlamentare campana -, che avrebbe di fatto sterilizzato il riferimento normativo al condono del governo Craxi, datato 1985, il più permissivo della storia repubblicana, per gli immobili in attesa di regolarizzazione, che nell'agosto del 2017 il terremoto buttò giù. La spunta però il capo politico, Luigi Di Maio, contro quella fazione interna che, in molti, vogliono vicina al presidente della Camera, Roberto Fico.

Nel governo, comunque, c'è sempre stata grande tranquillità. Anche il viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, è apparso molto sereno nei suoi passaggi in Transatlantico a Palazzo Madama, mentre l'aula discuteva e i cronisti inseguivano i dissidenti pentastellati. Il suo unico problema era, ed è, assegnare con questo decreto i poteri al commissario straordinario per Genova, il sindaco Marco Bucci, in modo da far partire l'iter per la rimozione delle macerie, la sistemazione di quel che resta del ponte Morandi e la relativa ricostruzione.

La politica, però, ha tempi e parabole a volte incomprensibili. Così il dibattito si è concentrato sul condono. Peraltro con un 'giallo' che ha coinvolto Forza Italia. Per diverse ore, al centro delle cronache è finita la senatrice azzurra, Urania Papatheu, firmataria dell'emendamento della discordia pentastellata. Ma quella proposta - filtra da ambienti di centrodestra - è stato frutto di un errore di stesura. In poche parole FI avrebbe voluto scrivere ben altro, invece il risultato è stato quello di mettere a rischio il condono. Tanto che 6 parlamentari campani della truppa berlusconiana (De Siano, Carbone, Pentangelo, Russo, Sarro e Cesaro) hanno deciso di autosospendersi dal gruppo, in segno di protesta, poi rientrata una volta che il voto dell'aula ha scongiurato quello che per loro era 'il peggio'. Nessun ripensamento, invece, nei banchi del Partito democratico, che hanno votato a favore dell'emendamento Papatheu, rimanendo battuti dalla maggioranza.

Nessun fulmine a ciel sereno in casa dem, sia chiaro. Tutti si aspettavano che sarebbe finita esattamente com'è andata, ma gli animi sono stati comunque tesi, tanto che la senatrice M5S Lupo ha denunciato ingiurie e parolacce rivolte al sottosegretario, Vito Crimi, provenienti dai banchi delle opposizioni. Accusa alle quali il capogruppo dei democratici, Andrea Marcucci, ha replicato in maniera sferzante: "Se ci sono state, vuol dire che abbiamo imparato da voi, che nei 5 anni dei nostri governi ce ne avete dette di tutti i colori".

Mentre maggioranza e minoranza se le davano di santa ragione, nel Cinquestelle la ferita dei dissidenti ha continuato a sanguinare. De Falco spiega di non avere "nulla da temere", perché da "uomo libero ho espresso un voto e un'opinione politici". L'ufficiale di Marina si sente un 5 Stelle a tutti gli effetti: "Sono i nostri punti di riferimento, e una di quelle è l'ambiente. Dunque chi ritiene di appartenere al Movimento, come me, rimane un tutore dell'ambiente ". Paola Nugnes, invece, sperava in un ritorno del provvedimento alla Camera, per correggere quei passaggi che vede come storture: "Il decreto scade il 27, ma non si è voluto fare". Così dice di sentirsi "stanza e molto delusa". C'è anche chi offre loro un sostegno dall'interno, anche se si tratta di un'altra 'dissidente', Elena Fattori: "Un sentito grazie ai colleghi che hanno seguito la loro coerenza", scrive su Facebook. "Grazie anche per il coraggio di una scelta non semplice in un clima di terrorismo psicologico, lontano da ogni forma di democrazia e condivisione". Ma il peggio è passato. Per Di Maio, ovviamente, non per loro.

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