Giustizia, togati Csm: Da Renzi modi umilianti verso magistrati

Roma, 10 set. (LaPresse) - I componenti togati del Csm attaccano il presidente del Consiglio Matteo Renzi definendo "irridenti", "umilianti" e "irrispettosi" le parole e i toni utilizzati dal premier per rispondere alle critiche arrivate dall'Associazione nazionale magistrati sulla riforma della giustizia. "Brrr, che paura - era stata la replica di Renzi alla dura presa di posizione delle toghe - abbiamo contro sia Forza Italia che i giudici, mamma mia".

In quello che potrebbe essere l'ultimo plenum di questa consiliatura (le Camere sono al lavoro per eleggere i membri laici del nuovo Csm) i magistrati, pur non nominando mai esplicitamente il presidente del Consiglio, esprimono "imbarazzo" per quanto accaduto nelle ultime ore. C'è "la sensazione - spiega il togato di Unicost Paolo Auriemma - che la voce degli organi rappresentativi, istituzionali o privati della magistratura sarà sempre meno ascoltata". "L'atteggiamento irridente di alti esponenti istituzionali alle parole dell'Anm - insiste - riecheggia anche in questa Aula e mi chiedo quale peso potranno avere presso la politica i nostri pareri al ministro sui disegni di legge".

"L'amarezza della risposta alle osservazioni dell'Anm - prosegue Auriemma - pesa su tutta la magistratura, su tutti gli operatori di giustizia, che sentono sottovalutato e svilito il proprio pensiero la propria sensibilità, il proprio ruolo. La magistratura non si è mai sottratta al confronto e sempre ha rispettato e rispetterà le leggi che il Parlamento approverà, ma pretende allo stesso modo ascolto e rispetto, perché è proprio dal confronto che nasce una cultura comune in cui chi ha il dovere di porre le regole si cala nella realta' di coloro che governa".

Sul banco degli imputati la vicenda della riduzione delle ferie dei magistrati che il togato di Unicost definisce "emblematica". "Ciò che la magistratura paventa - spiega - non è tanto che vi sia una diminuzione dei giorni di ferie in sé", ma che "attraverso un provvedimento di tal fatta venga implicitamente sottesa ed additata alla opinione pubblica una responsabilità nel ritardo dei tempi delle decisioni addebitabili alla magistratura".

"Certi problemi della giustizia, spiega poi Antonello Racanelli (Magistratura indipendente), "non si risolvono con battute irridenti". Quanto al problema delle ferie, aggiunge, "c'è molta demagogia". "Di tutto si può discutere, anche delle ferie dei magistrati ci mancherebbe - insiste il togato di Area Paolo Carfì - il punto è il modo umiliante utilizzando nei confronti della magistratura" che rischia "di far passare la magistratura come una categorie di persone che non lavorano. I problemi sono ben altri. La magistratura fa la sua parte e quando non lo fa viene sanzionata", ma ci sono evidenti "problemi di organico".

Definisce invece "grave" e "non rispettoso" delle istituzioni e del Csm il fatto che "ancora un testo" di riforma "non c'è" Roberto Rossi (Area). "La riforma - aggiunge - presenta molti problemi tecnici anche sul processo civile e "certamente non aiuterà il cammino" di smaltimento dell'arretrato. La questione delle ferie, conclude infine il componente indipendente Paolo Corder "è uno specchietto per le allodole". I magistrati italiani "fanno il loro dovere - aggiunge - ed emettono più provvedimenti e più sentenze rispetto ai magistrati europei, quindi la questione della mancata produttività è smentita dall'Europa".

Polemiche anche sulla sezione disciplinare: "Penso che la durezza della sezione disciplinare, in questi anni criticata dagli stessi magistrati, sia rappresentativa del controllo che si esercita su giudici e pubblici ministeri e che le cause dei ritardi siano in minima parte da addebitare agli operatori del diritto, il tutto in un quadro in cui sembrano non essersi operate incisive riforme strutturali", sottolinea Aurigemma. "Quella della sezione disciplinare - la replica del vicepresidente Michele Vietti - non è durezza ma equità".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata