Manovra, Giorgetti frena: "Non si può fare tutto subito. Puntare sugli investimenti"

Il sottosegretario leghista: "Dobbiamo mettere in campo una politica economica che rilanci lo sviluppo". Bene il piano Junker. Un piano nazionale per le infrastrutture

E sulla manovra economica arriva un colpo di freno all'interno del Governo. Ci pensa Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro di Salvini nella Lega, uno che, in tutti questi mesi si è speso per cercare di mantenere i contatti con la realtà e con i numeri dell'Economia nazionale. "E' difficile - dice parlando ai margini del 64° convegno di studi amministrativi a Varenna (Lecco) - in qualche modo in questo momento riuscire a fare tutto quello che è stato sottoscritto in campagna elettorale. Quello che si può fare è attuarlo nei cinque anni di durata del governo, perché si fanno le cose in modo serio".

Il problema, nella stesura della manovra di bilancio "non è un decimale in più o in meno", ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva se il deficit possa essere alzato fino al 2,6%, come ipotizzato in alcune indiscrezioni. Piuttosto bisogna "avere le idee chiare sulle politiche che possono essere fatte in un contesto di responsabilità e di legittimazione democratica, per rispondere ai voti che si sono presi. Prima si affinano le idee e poi si vede il numero a cui si arriva".

L'esponente del Carroccio ha sottolineato la necessità di pensare alla crescita. "Tutti parlando dell'indebitamento, ma ci dev'essere un Pil in grado di ripagare questo debito - ha avvertito -. Dobbiamo in modo serio e credibile mettere in campo una politica economica che rilanci lo sviluppo di questo Paese. Se si fa questo il debito si può ripagare, se si fa il pareggio di bilancio, ma siamo morti - ha concluso -, nessun debito può essere ripagato".

Vincoli europei - E Giorgetti  ricorda a tutti la necessità di mantenere l'occhio sui vincoli europei: "Non possiamo trascurare i vincoli e gli impegni che ci vengono dall'Europa per non esporre la finanza pubblica ad altri rischi. Dobbiamo però utilizzare al meglio tutte le risorse già disponibili". E poi: "Il Piano Junker, anche grazie alla Bei, si è rivelato più efficace del previsto laddove ha consentito di attivare, attraverso l'effetto leva, un ingente volume di risorse. Sarebbe quindi opportuno che l'Italia si facesse promotore di un rilancio di questo piano, che sarebbe decisivo per la crescita economica europea". 

Investimenti - E, partendo dal ragionamento sul piano Junker, Giorgetti arriva al discorso sugli investimenti caro alla Lega: "Sul piano interno dobbiamo puntare su una ripresa degli investimenti" non pensando necessariamente a "progetti molto ambiziosi" ma attraverso la realizzazione "di una sistematica manutenzione e messa in sicurezza di strade, autostrade, ponti, scuole e ospedali. Progetti concreti, che rispondono alle esigenze dei cittadini e che possono e essere cantierabili in tempi ragionevoli". Questo, ha continuato Giorgetti, "risponde alla volontà del governo di sostenere la domanda interna e realizzare tassi di crescita migliori". Il governo, ha spiegato l'esponente della Lega, "sta lavorando per procedere alla creazione all'interno della presidenza del Consiglio di una cabina di regia che monitori lo stato di avanzamento e le eventuali difficoltà nella realizzazione delle opere pubbliche".  A chi gli chiede se non tema un rialzo dello spread a causa dell'aumento del deficit per investire sulle infrastrutture, il sottosegretario risponde: "Io credo che in questo momento nessuno, in Italia o fuori dall'Italia, possa ostacolare questi progetti. Se uno lancia un piano di questo tipo, prima di tutto è a posto con la sua coscienza. Credo che nessuno possa speculare su questo".

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