Genova, Conte: "Revoca concessione ad Autostrade". Atlantia a picco, non fa prezzo in avvio
Anche Toninelli e Di Maio contro la società: "Vertici si dimettano, multe da 150 milioni". La replica: "Monitoraggio ogni 3 mesi. Dimostreremo adempimenti"

"Tragedie come questa sono inaccettabili in una società moderna e non devono accadere, faremo di tutto per evitare si verifichino ancora. Per questo disporremo la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia: non possiamo attendere i tempi della giustizia penale, abbiamo l'obbligo di far viaggiare in sicurezza. Non c'è dubbio che ad Autostrade toccassero onere e vincolo di manutenzione del viadotto". Anche il premier Giuseppe Conte si scaglia contro Autostrade dopo il tragico crollo del ponte Morandi a Genova, che ha causato almeno 39 vittime.

Al termine del consiglio dei ministri alla Prefettura di Genova, il presidente del consiglio ha annunciato anche lo stato di emergenza per 12 mesi e lo stanziamento di 5 milioni dal fondo emergenze nazionali. E ha assicurato rapidità nella rimozione delle macerie e nella messa in sicurezza del luogo della tragedia. "Ci orienteremo verso la nomina di un commissario ad hoc, una persona indipendente e garante della ricostruzione", ha dichiarato Conte. Che ha annunciato anche una giornata di lutto nazionale il giorno dei funerali delle vittime.

La società si è detta "fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell'ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi". E ha assicurato di star "lavorando alacremente alla definizione del progetto di ricostruzione del viadotto, che completerebbe in cinque mesi dalla piena disponibilità delle aree. La società continuerà a collaborare con le istituzioni locali per ridurre il più possibile i disagi causati dal crollo".

Arrivata anche la replica di Atlantia, la società controllante di Autostrade per l'Italia che fa capo alla famiglia Benetton, subito punita dai mercati: "L'annuncio è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell'accaduto". E ancora: "Pur considerando che anche nell'ipotesi di revoca o decadenza della concessione - secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate - spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili, le modalità di tale annuncio possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della società".

Tornando sul fronte delle cause del cedimento, il direttore del Tronco di Genova di Autostrade, Stefano Marigliani, ha fatto sapere che quella dei difetti progettuali "è una delle direttrici che stiamo maggiormente indagando, ma non tralasciamo nessuna ipotesi". "Abbiamo subito coinvolto i massimi esperti a livello internazionale affinché ci supportino nell'individuazione esatta delle cause", ha aggiunto ai microfoni di 'Unomattina estate'. In merito al bando da 20 milioni per la ristrutturazione dell'opera, Marigliani spiega: "I lavori rientravano nell'ambito di una pianificazione dell'attività di manutenzione necessaria a garantire un allungamento della vita dell'opera, traguardando i prossimi decenni. Quindi, sulla base della nostra attività di controllo e monitoraggio abbiamo la lunga fase di progettazione di un intervento complesso", perché "Ponte Morandi è un unicum all'interno delle infrastrutture autostradali italiani" e il bando di aprile "è solo la fase finale". Il progetto, però, "è stato decretato e approvato dall'ente concedente, anche con il supporto del Consiglio superiore dei lavori pubblici".

La società già mercoledì aveva rimandato le critiche al mittente, precisando che l'infrastruttura era monitorata dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive. Autostrade per l'Italia ha anche sottolineato come "negli ultimi cinque anni (2012-2017), gli investimenti in sicurezza, manutenzione e potenziamento della rete sono stati superiori a 1 miliardo di euro l'anno". La società ha poi annunciato una settimana di lutto in tutte le sedi, a partire dal 16 agosto, in segno di cordoglio per le vittime e vicinanza ai loro familiari.

Contro Autostrade per l'Italia si erano già scagliati anche il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli e il vice premier Luigi Di Maio. Il titolare del Mit, in un lungo post su Facebook, non ha avuto mezzi terminI: "I vertici di Autostrade per l'Italia devono dimettersi. E visto che ci sono state gravi inadempienze, annuncio fin da ora che abbiamo attivato tutte le procedure per l'eventuale revoca delle concessioni, e per comminare multe fino a 150 milioni di euro. Se non sono capaci di gestire le nostre Autostrade, lo farà lo Stato".

 

Dello stesso avviso Luigi Di Maio. "I responsabili hanno un nome e un cognome e sono Autostrade per l'Italia. Autostrade deve fare la manutenzione e non l'ha fatta. Prima di tutto si dimettano i vertici", ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, ai microfoni di Radio Radicale. "Il crollo dipende dal fatto che, quando paghiamo al casello un pedaggio, noi immaginiamo che quel pedaggio sia investito nella manutenzione delle strade e degli assi viari da Autostrade per l'Italia. Nel momento in cui invece che investire si dividono gli utili è lì che i ponti crollano", ha continuato il ministro, nel frattempo arrivato sul luogo della tragedia.

Nel dibattito si è inserito anche Beppe Grillo, ovviamente d'accordo sul fatto di revocare la concessione "a operatori così dissennati della nostra viabilità" e restituirla allo stato. Il fondatore del M5s, sul blog, si è scagliato contro i progetti "che da anni e decenni stanno lì, come se fossero scritti con l'inchiostro simpatico. Destinati, dopo l'opportuna spartitoria stagionatura politica, ad essere costruiti male e di fretta. Oppure con infinita lentezza come la SA-RC".

"Noi rivedremo quei progetti dissennati, fermeremo questa ininterrotta serie di obbrobri pericolosi e, agli sciacalli, non resta che un vaffanculo a mille decibel". "Non c'è grande opera pubblica che mancherà di essere rivalutata! Non c'è pettegolezzo che possa essere ascoltato se non da un altro pettegolo", ha scritto ancora Grillo sul suo blog. "Io amo Genova, e questo schifo di tirapiedi in cerca d'autore mi ha infastidito nel profondo - ha affermato -. Proprio quello stesso viadotto era una grande opera pubblica. Era malata alla nascita, e proprio mentre siamo sgomenti a contemplare il suo disastro, esito triste e muto di una gestione dissennata, gli sciacalli colpiscono esattamente lì".

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