Galletti a Genova: Qui disastro ambientale, chi inquina paga
Il ministro è in città per un sopralluogo nelle zone interessate dallo sversamento di petrolio del 17 aprile

Il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti è a Genova per un sopralluogo nelle zone interessate dallo sversamento di petrolio del 17 aprile, provocato dalla rottura dell'oleodotto di Busalla. Galletti ha incontrato gruppi di cittadini che vivono vicini al rio Fegino e al fiume Polcevera, nelle cui acque si è riversata una grande quantità di greggio. Nel corso del sopralluogo il ministro è stato accompagnato dal prefetto di Genova, Fiamma Spena e e dal comandante della Capitaneria di porto Giovanni Pettorino. Nel pomeriggio salirà a bordo di un mezzo aereo della guardia costiera per sorvolare tutta l'area della costa già ripulita dalle chiazze di petrolio.

DISASTRO AMBIENTALE. Quello avvenuto a Genova "resta un disastro ambientale, nessun trionfalismo", ha detto il ministro ai microfoni di RaiNews24. "Chi viene in queste zone - ha aggiunto - si rende conto che c'è stato un fatto ambientale di rilievo e io non lo sottovaluto. Il lavoro più difficile, la bonifica, è quello che abbiamo davanti. Non abbassiamo la guardia, continuiamo a lavorare per ripristinare i luoghi".

Per quanto riguarda i tempi, ha proseguito, "saranno quelli che richiede una bonifica. Sono tempi medi. Oggi - ha concluso - è impossibile dire quali siano i danni permanenti".

"C'è un principio comunitario che noi abbiamo adottato sempre: chi inquina paga", ha aggiunto Galletti.

PROBLEMA OCCUPAZIONALE. "Abbiamo due problemi adesso: quello della bonifica, che bisogna iniziare subito, e quello occupazionale. Ricordiamoci sempre che dietro ci sono più di 200 famiglie che vivono questo momento" di grande difficoltà, ha proseguito il ministro.

"E i cittadini di Fegino?", gli ha chiesto una donna spiegando che "non si vuole una guerra tra chi lavora e chi subisce" gli effetti di questo disastro. "Penso - ha replicato Galletti - che la bonifica vada fatta subito, anche se qualcosa è già stato fatto, seppur una piccola parte, cioè quella dell'emergenza. Ora serve un progetto" più ampio "che rimetta la situazione a posto".

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