Futuro incerto per il centrodestra: Lega traino, ma con 49 milioni di debiti chiude baracca
Rapporti di forza ribaltati tra il Carroccio e FI. E non è chiaro se Salvini sia ancora interessato a tenere in vita il sodalizio

È la Lega il traino del centrodestra. Lo dicono i numeri delle ultime elezioni, ma lo confermano anche le ultime rilevazioni statistiche: il Carroccio è il motore della coalizione creata nel 1994 da Silvio Berlusconi e di cui oggi FI è socio di minoranza assieme a Fratelli d'Italia. Dopo quasi un quarto di secolo, dunque, i rapporti di forza si sono capovolti e ancora non è chiaro se Matteo Salvini sia ancora interessato a tenere in vita il sodalizio. A sentir parlare il suo braccio destro, parrebbe proprio di no. "Le idee di Salvini e della Lega sono più attrattive di altri, tipo Forza Italia", parola di Giancarlo Giorgetti.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri è un tipo che non ama telecamere e taccuini, nonostante sia un politico di lungo corso. Quando accetta di sottoporsi al 'fuoco di fila' dei giornalisti, però, dimostra di non avere peli sulla lingua: "Il fatto che la Lega cresca e gli altri diminuiscano, crea di fatto la Lega come partito di riferimento del centrodestra, anche se secondo me non esistono più le categorie centrodestra e centrosinistra", spiega alla festa del 'Fatto quotidiano' alla Versiliana. "Se portiamo via elettori, però, non è colpa nostra, ma loro", aggiunge.

Un siluro sparato dritto su Arcore. "Pd e Forza Italia non riescono a portare avanti idee di nessun tipo, l'opposizione non esiste. Facciamo tutto noi: governo e opposizione", cannoneggia l'uomo forte del Carroccio a Palazzo Chigi. Parole che lasciano pensare a possibile rottura o, quantomeno, a una crepa aperta negli accordi col Cavaliere. Eppure in via Bellerio c'è una data cerchiata col pennarello rosso sul calendario: il 5 settembre, quando si riunirà il tribunale del Riesame per decidere se confermare o annullare gli effetti della sentenza di primo grado sui 49 milioni di rimborsi spariti durante gli anni della gestione di Umberto Bossi con Belsito tesoriere, che ora li rivuole dalla Lega di Salvini. "Se ci sarà conferma, il 6 ovviamente chiudiamo", dice con estrema onestà Giorgetti, spiegando che sarebbe comunque inaccettabile un provvedimento del genere senza avere almeno una condanna passata in giudicato.

Se così fosse, il ministro dell'Interno e segretario federale difficilmente potrebbe 'abbandonare' al proprio destino gli alleati storici. Eppure al momento le 'sirene' forziste non sembrano ammaliarlo: da Tajani a Carfagna, gli appelli a mollare il M5S e tornare nella vecchia squadra di sempre non mancano. Appelli a cui non c'è mai risposta dal vicepremier. Che nel 2017 diede vita a un movimento politico pratica tutto suo: 'Lega per Salvini premier', con tanto di statuto pubblicato in Gazzetta ufficiale e relativo sito web, con bilancio e rendicontazioni. Qualcuno ipotizza che sia quello il contenitore in cui travasare i consensi e la storia della Lega Nord, ma fino al 5 settembre tutto resta in stand by. Soprattutto il futuro della coalizione di centrodestra.
 

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