Friuli Venezia Giulia, trionfa la Lega, crolla il M5S, tengono Pd e csx
L'analisi: i grillini dimezzati rispetto al 4 marzo, perdono 8 punti anche sul 2013. Vola la Lega. Centrosinistra in crescita sulle politiche

Vince il Centrodestra, trionfa la Lega, crolla il M5S, tiene abbastanza bene (e cresce di qualcosa) il centrosinistra guidato dal Pd. Sono i dati che emergono con chiarezza dal voto per le regionali del Friuli Venezia Giulia, voto venuto a neanche due mesi dalle politiche del 4 marzo e che era atteso anche per le indicazioni che ne potevano uscire per la vicenda del governo nazionale.

Dato per scontato che, comunque, si trattava di un voto a carattere locale, va notato subito il crollo della partecipazione. Per le politiche del 4 marzo andò alle urne il 75,12% dei friulani. Ieri appena il 49,61%. Il che rappresenta plasticamente quanto sia sentita, oggi, la questione politica nazionale anche a scapito di quella locale che, un decennio fa, era decisamente più vicina al cuore della gente. Nel 2013, comunque, l'affluenza alle urne regionali supero di poco il 50 per cento.

Lega e Centrodestra - Massimilaino Fedriga diventa presidente con il 57,15% e il centrodestra nel suo complesso supera il 62%. All'interno della coalizione c'è un evidente balzo in avanti della Lega che passa dal 25,80% del 4 marzo al 34,91%: quasi dieci punti in più. Rispetto al 2013, nel centrodestra si assiste a un vero e proprio capovolgimento di valori. Forza Italia, 5 anni fa, raggiungeva il 20,03 come Popolo della Libertà (quindi con dentro anche Fratelli d'Italia che questa volta supera il 5%), ieri il partito di Silvio Berlusconi è crollato al 12,08% con l'unica soddisfazione di battere il M5S. Dati pieni di significato che confermano quello che si è già letto in trasparenza in queste settimane: nel centrodestra, ormai, è la Lega il partito guida, quello che incontra il favore degli elettori e che dà loro il senso del cambiamento. Con questo dato in mano, Salvini potrà esercitare maggiore pressione su Berlusconi ma non sembra possibile che arrivi alla rottura dopo la pace (con tanto di abbraccio al bar) di venerdì scorso. E la forza del centrodestra, non aiuta neanche nel rapporto con M5S che esce dal voto del Friuli con le ossa rotte e, a rigor di logica, dovrebbe confermare in Di Maio e amici l'idea di evitare in tutti i modi l'abbraccio mortale dell'intero centrodestra.

M5S - Questa batosta, probabilmente, Giggino non se l'aspettava. Alessandro Fraleoni Morgera, candidato a 5 stelle, arriva all'11,69% (62 mila voti) battuto, si diceva, anche da Forza Italia. Il voto di lista al M5S scende addirittura al 7,09% dato che, a onor del vro, può essere falsato dal fatto che con un unico partito a sostenere Fraleoni, molta gente può aver scelto il voto solo sul candidato. Il M5S fa registrare un vero e proprio crollo rispetto al 4 marzo quando prese il 24,56% con oltre 169mila voti. La perdita è superiore al 50% in percentuale (quasi 13 punti): se ne sono andati metà degli elettori. Ma, addirittura, M5S perde anche rispetto alle regionali del 2013 quando il grillino Saverio Galluccio ottenne il 19,21% con oltre 103mila voti. Un disastro che non può non portare con sé un giudizio negativo sui due mesi da politica "ancient regime" messi in scena da Luigi Di Maio.

Pd e centrosinistra - Anche qui una sorpresa il Pd tiene (18,07 %) rispetto al 18,73% del 4 marzo e la coalizione di centrosinistra sale al 26,80% contro il 23,07% delle recenti politiche. Un dato che può aprire qualche speranza nel Pd anche perché il Friuli Venezia Giulia rappresenta la "Regione media nazionale" nel senso che il 4 marzo i dati di centrosinistra e Pd in FVG sono risultati praticamente coincidenti col dato nazionale. Oltretutto, a parte la piccola lista di sinistra "Open", i voti della Lista Bolzonello (4,07%) a livello politico sono quasi tutti voti del Pd. Insomma un Pd valutabile oltre il 20% è poco più di un brodino, ma di sicuro può far bene. Restano, però, lontane le regionali del 2013, quando Deborah Serracchiani (centrosinistra) vinse di poco più di duemila voti contro Renzo Tondo (39,39% a 39%), il Pd perde quasi 9 punti (era al 26,82%). Il crollo è notevole ma, si diceva, forse il fondo è stato toccato il 4 marzo.

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