Fondi Lega, Salvini: "Processi politici". Bonafede condanna l'attacco del ministro
Legnini: "Lede indipendenza dell'ordine giudiziario". Ira di Magistratura democratica: "Accuse inaccettabili ed eversive"

E' scontro tra Matteo Salvini e i magistrati dopo la sentenza sui fondi della Lega. Per il ministro dell'Interno "è chiaro che cercano di metterci i bastoni fra le ruote" ed è "evidente che qualcuno non si rassegna al fatto che Salvini sia al governo". Perché, spiega in un'intervista alla Stampa, "quello che sta subendo la Lega è un processo politico senza precedenti. Anzi, sì, uno c'è: è successo qualcosa del genere in Turchia, quando a un partito fu sequestrato tutto il patrimonio prima ancora della condanna e poi la stessa magistratura fu costretta a restituirglielo". 

Ed ecco arrivare la dura replica di Magistratura democratica. "Non siamo di fronte alla valutazione critica di provvedimenti e di iniziative giudiziarie che in uno stato di diritto è legittima ed essenziale, ma ad affermazioni inaccettabili, che evidenziano toni e contenuti intimidatori. L'accusa alla magistratura di intervenire per scopi politici e di agire per ribaltare le scelte compiute democraticamente dagli elettori ha una portata eversiva, e realizza una grave interferenza rispetto all'esercizio delle prerogative che alla giurisdizione spettano a tutela dei diritti e della legalità", affermano la segretaria di Md Mariarosaria Guglielmi e il presidente Riccardo De Vito.

"Contrapporre l'accertamento giudiziario alla volontà espressa dal consenso elettorale - sottolineano - significa riproporre una visione falsamente democratica del potere come immunità dal controllo di legalità, svolto da un'autorità giudiziaria indipendente. La magistratura è consapevole e attenta ai limiti delle sue funzioni e non si interessa di chi esercita la funzione di indirizzo politico. Come in passato, temiamo la pretesa di esercitarla al di fuori dei vincoli che pone la Costituzione a tutela dell'eguaglianza di tutti di fronte alla legge e dell'indipendenza della magistratura".

Dopo essere stato chiamato in causa dal Pd, che chiedeva un suo intervento sul caso, anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, condanna l'attacco di Salvini ai magistrati. Secondo quanto si apprende, il guardasigilli avrebbe spiegato: "Il ministro può ritenere che un magistrato sbagli ma rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo". Secondo Bonafede infatti "chi sta scrivendo il cambiamento non può pensare di far ritornare l'Italia nella Seconda Repubblica".

A fine giornata è la volta del vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini. "Esprimo forte preoccupazione per il contenuto delle dichiarazioni del Ministro degli Interni nei confronti della Procura di Palermo e della Magistratura. Si tratta di espressioni che, anche per le modalità con le quali sono state rese, risultano lesive del prestigio e dell'indipendenza dell'ordine giudiziario e si pongono in contrasto con il doveroso rispetto delle prerogative che si deve a  ciascuno dei poteri dello Stato".

"Chi rappresenta le Istituzioni, tanto più se a un livello così elevato, ha  il dovere di rispettare la legge e la Costituzione , al pari di qualunque altro cittadino. La Procura di Palermo merita rispetto essendosi   limitata ad espletare un'attività prevista dalla  legge costituzionale n. 1/1989 , che scandisce precise procedure e prevede robuste garanzie per i componenti del Governo quando essi agiscono per la tutela di un interesse dello Stato o per il perseguimento di un preminente interesse pubblico - prosegue - Gli stessi,  quindi, pur avendo il sacrosanto diritto di criticare le iniziative della magistratura , non possono delegittimarne  l'operato così come  ciascuno dei magistrati ha il dovere di rispettare la sfera di autonomia propria dell'indirizzo politico spettante al Governo".

Legnini commenta anche le parole di Salvini sulla procura di Palermo. "Come ribadito dal plenum del Csm di mercoledì scorso, sulla tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura non si può arretrare, nell'interesse della tenuta del sistema democratico e perché essa agisce in virtù dei poteri conferitigli dalla Costituzione e non ha certo bisogno di trarre la sua legittimazione dal voto dei cittadini". 

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