FOCUS L'era di Napolitano segnata da cinque governi diversi

Di Donatella Di Nitto

Roma, (LaPresse) - In 8 anni e 9 mesi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha battezzato ben cinque governi. Il capo dello Stato dal 15 maggio 2006, giorno della sua prima elezione, ha nominato come presidente del Consiglio Romano Prodi (2006-2008), Silvio Berlusconi (2008-2011), Mario Monti (2011-2013) e nei 21 mesi del suo secondo mandato ha incaricato Enrico Letta (2013-2014) e Matteo Renzi attualmente a palazzo Chigi.

A poco meno di un anno di distanza dalla sua prima elezione al Quirinale, Napolitano si trova a dover gestire la prima crisi di Governo: il premier Romano Prodi presenta le sue dimissioni dopo aver incassato in Senato il voto contrario alla relazione sulla politica estera del suo esecutivo. E' il 21 febbraio del 2007. Napolitano dopo tre giorni rinvia il Governo alle Camere per la fiducia. Prodi supera il test, ma il 24 gennaio 2008 torna al Colle e presenta nuovamente le dimissioni. L'esecutivo infatti cade ancora in Senato, dove la fiducia viene a mancare a causa dell'uscita dalla maggioranza dell'Udeur di Clemente Mastella. Il capo dello Stato avvia quindi le consultazioni con l'obiettivo di scongiurare le elezioni anticipate, benché fossero state richieste a gran voce dalla stessa maggioranza in Parlamento. Le difficoltà di creare un nuovo esecutivo con una maggioranza stabile, costringono Napolitano a conferire al presidente del Senato, Franco Marini, un mandato esplorativo finalizzato a trovare il consenso necessario tra le forze politiche su una riforma della legge elettorale e su un governo che assuma le decisioni più urgenti.

Il tentativo fallisce e Marini rimette il mandato ricevuto. Due giorni dopo, il Napolitano firma il decreto di scioglimento delle Camere, chiudendo a ventidue mesi dal suo insediamento la XV legislatura, la seconda più breve della storia della Repubblica. Le lezioni anticipate sanciscono la vittoria di Silvio Berlusconi, leader del Popolo delle libertà. Tre anni e anche il Cavaliere depone le armi e sale al Colle, dimissioni veicolate da una crisi economica che attanaglia non solo l'Italia ma il mondo intero. Ad aggravare la posizione di Berlusconi una maggioranza in Parlamento traballante e i guai giudiziari. L'8 novembre 2011 in accordo con lo stesso Napolitano, Berlusconi esce di scena volontariamente, avendo concluso l'iter di approvazione delle leggi di bilancio. Il 12 novembre il capo del lo Stato nomina Mario Monti presidente del Consiglio.

Un governo tecnico con a capo un professore, da poco nominato senatore a vita, e composto da professori, professoresse ed esperti di settore per evitare che l'Italia non vada in default come la Grecia. Con questa operazione Napolitano si guadagna dal New York Times il soprannome di Re Giorgio, un chiaro riferimento al sovrano del Regno Unito, Napolitano diventa famoso per la sua "maestosa" difesa delle istituzioni democratiche italiane anche al di là delle strette prerogative presidenziali e per il ruolo da lui svolto nel passaggio dal governo di Berlusconi a quello di Monti.

Nel 2013 si procede alle elezioni politiche e Napolitano affida a Pier Luigi Bersani l'incarico per "verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo" nella formazione di un esecutivo nel minor tempo possibile. Il lungo giro di consultazioni, che vedono la novità politica in Parlamento del Movimento 5 Stelle, danno esito negativo. La stessa elezione del successore di Napolitano sancisce il fallimento del segretario del Pd, che abbandona anche il Nazareno.

Napolitano è costretto a causa della frammentazione politica e dei partiti, incapaci a trovare una intesa, ad accettare un nuovo incarico a l Colle. A pochi giorni dalla sua rielezione Napolitano apre le consultazioni di rito volte alla formazione del nuovo governo, e il 28 aprile del 2013 affida l'incarico a Enrico Letta. Passa nemmeno un anno e a febbraio il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, sfiducia il suo premier. Letta è costretto a dimettersi.

Il presidente della Repubblica apre le porte del Quirinale alle forze politiche e il 22 febbraio incarica il giovane Renzi di avviare un nuovo esecutivo, il quinto in quasi 9 anni.

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