Flat tax, Di Maio replica a Salvini: "I soldi vanno cercati, non può dare la colpa agli altri"
Flat tax, Di Maio replica a Salvini: "I soldi vanno cercati, non può dare la colpa agli altri"

Il leader M5S: "Non si può dire 'o mi trovate 10 miliardi o ce ne andiamo'". Il leghista ribatte: "Abbassare le tasse non è un capriccio, è un dovere". Poi la frecciatina: "Senza i tagli, le imprese non potranno pagare il salario minimo a nessuno"

"Tagliare le tasse è come la pace nel mondo, tutti la vogliamo. Il tema è che non bisogna tagliarle sui giornali ma veramente. La Lega ha vinto le Europee e non può sempre dire che è colpa degli altri". Luigi Di Maio replica con fermezza a Matteo Salvini sulla questione flat tax. "Non si può dire 'o mi trovate 10 miliardi o ce ne andiamo' - dice a Un Giorno da pecora - qui bisogna portare avanti una battaglia con coraggio". 

La frase-ultimatum, detta dal leghista al Corriere della Sera, fa andare su tutte le furie tutto il M5S, che attacca: "La Lega e Matteo Salvini se la prendano con i banchieri e i burocrati di Bruxelles invece di minacciare sempre il governo. Tutti vogliamo tagliare le tasse e c'è anche una proposta del M5S per la Flat tax sul ceto medio applicata al coefficiente familiare. Lega non è all'opposizione, ma al governo come noi, quindi se servono 10 miliardi tracci la strada per trovarli invece di scaricare la colpa sugli altri. Salvini non può sempre dire è colpa degli altri. Così è troppo facile".

"Colpa di chi questa volta? Le tasse vogliamo tagliarle tutti! E subito! Quindi di chi sarebbe la colpa? Chiarisca il colpevole, così lo combattiamo insieme", proseguono le stesse fonti. "Non esistono nemici immaginari, i nemici vanno identificati. Sarebbe Tria il colpevole? Ma non è stata la Lega a riunirsi con il ministro dell'economia per redigere il piano sulle tasse?  Se si cerca una scusa per far saltare tutto e riportare in Italia un governo tecnico la Lega lo dica chiaramente agli italiani, con tutte le conseguenze del caso", concludono fonti pentastellate.

A stretto giro arriva la controreplica di Salvini: "Abbassare le tasse non è un capriccio, non è una minaccia, è una presa d'atto per chi sta al governo. Si parla di salario minimo, ma chi lo paga? Le imprese, e se non riduco le tasse non possono pagare il salario minimo a nessuno", dichiara al Festival del lavoro, lanciando una frecciatina agli alleati sul provvedimento fortemente voluto da Di Maio.

Sul tema interviene anche Giuseppe Conte: "Rispetto a Salvini il mio pensiero è forse ancora più avanzato, più ambizioso", dice in conferenza stampa a Bruxelles. Per il premier "si tratta di sedersi intorno a un tavolo e di parlare di riforma fiscale", dove "aspetto proposte concrete: siamo tutti determinati verso l'obiettivo, ora si tratta di tradurre i proponimenti in misure concrete".

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