Fisco e pensioni, Renzi accelera ma si cercano i soldi
In cantiere la riduzione degli scaglioni Irpef e l'uscita anticipata attraverso il sistema Ape

Fisco e pensioni. Renzi prova ad accelerare sui due principali temi economici. E mette alla frusta i ministeri direttamente coinvolti nella messa a punto dei singoli dossier. In primo piano il fisco, su cui l'azione del governo si snoda lungo una serie di direttrici parallele, ma che dovrà portare, alla fine del percorso, alla semplificazione del sistema delle aliquote con una contestuale riduzione del peso delle tasse. Il punto di arrivo, difficilmente raggiungibile entro fine legislatura, sarebbe quello di ridurre gli scaglioni Irpef. Ieri Renzi ha sottolineato che "l'ideale sarebbe ridurre le fasce Irpef" che attualmente sono cinque. 

Allo studio ci sono due ipotesi: o ridurre a tre gli scaglioni, ma l'operazione è ancora lontana da un punto di caduta, oppure allegerire le attuali fasce. In questo secondo caso si punterebbe a intervenire sullo scaglione al 27% che si applica ai redditi tra i 15 e i 28 mila euro e a quello al 38% che comprende redditi tra i 28 e i 55 mila euro. In entrambi i casi le aliquote potrebbero venir ridotte di un punto. 

Il nodo, come sempre, è quello delle compatibilità economiche. Secondo i primi calcoli del governo il taglio di un punto degli scaglioni centrali costerebbe circa tre miliardi, che potrebbero essere recuperati in vari modi. Un rinvio della riduzione dell'Ires fissata al 2017 consentirebbe di recuperare l'intera posta, ma incontrerebbe forti perplessità. In alternativa si potrebbe far scattare gli aumenti Iva contenuti nelle clausole di salvaguardia.

Un'operazione che potrebbe partire contestualmente all'abolizione del bollo auto, compensato da un aumento delle accise sui carburanti.
Un'ipotesi che Renzi non ha escluso, anche se recuperare i circa 6,5 miliardi che ogni anno il fisco incassa dal bollo costringerebbe a un aumento delle accise di almeno 15 centesimi, con ricadute non indifferenti sulle intiera filiera del trasporto. Nel dossier è compresa anche l'ipotesi di abolire la tassa sul passaporto e quella sul diploma di laurea.

Parallelamente Renzi ha riaperto il cantiere pensioni. Per ora è allo studio l'operazione Ape (anticipo Pensione) che potrebbe veder la luce già nella prossima legge di Stabilità. I costi di un'uscita anticipata fino a tre anni, avrebbe costi limitati per i bilanci pubblici, visto che lo Stato interverrebe direttamente solo nel caso di un lavoratore che ha tra i 63 anni e i 65 anni ed è senza lavoro. Nel caso invece di un'uscita anticipata volontaria del lavoratore si sta studiando un meccanismo che coinvolge le banche. In sostanza chi vuole andare in pensione prima potrà chiedere un prestito a copertura dei mancati contributi, che l'Inps rimborserà trattenendo una quota dall'assegno previdenziale una volta che il lavoratore avrà raggiunto l'età pensionabile. Nel caso invece di prepensionamenti decisi dalle aziende l'onere ricadrà direttamente sulle imprese stesse, che di fatto dovranno pagare di tasca loro la riorganizzazione aziendale.

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