Eterologa, Viale: Deboli argomentazioni arcivescovo di Torino

Torino, 4 set. (LaPresse) - "Poiché una buona parte del mondo cattolico continua a ripetere come un mantra che 'un figlio è un dono, non un diritto', voglio ricordare a Cesare Nosiglia che anche l'eterologa è un dono e che una gravidanza può essere considerato un diritto". Lo afferma Silvio Viale, ginecologo e presidente dei Radicali, rispondendo a monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, che in una lunga intervista a 'La voce del popolo' ribadisce la contrarietà della Chiesa alla fecondazione eterologa perché "si priva il nascituro della relazione filiale con le sue origini parentali e c'è il rischio di ostacolare la maturazione della sua identità personale".

Per Viale "come la sterilità non può essere una condanna, anche il desiderio di una donna di avere una gravidanza, la pancia che cresce, partorire, non può essere considerato un capriccio. Alo stesso modo amplificare il rischio di 'problemi psicologici', come se una donna desiderosa di una gravidanza non soffrisse già, è profondamente sbagliato".

"Invito l'Arcivescovo - dice Viale - a riflettere sul fatto che, proprio nella sua Diocesi, sono già centinaia i figli di gravidanze eterologhe concepite all'estero, senza particolari problemi psicologici, come evidenzia tutta la letteratura scientifica". Del resto, i rischi psicologici, quelli di depressione prima e dopo il parto, spiega Viale "riguardano tutte le gravidanze".

"Possono ovviamente colpire anche le eterologhe - precisa il medico - ma non in modo maggiore alle altre gravidanze. Infine, come Cesare Nosiglia dovrebbe sapere, non vi è un medico obiettore per la legge 40, anche se buona parte dei ginecologi che si occupano di fecondazione assistita è obiettore per la 194. Non so se qualcuno obietterà per l'eterologa, ma mi sembra improbabile. La legge 40 continua a rimanere una legge ingiusta per il permanere di molti divieti, ma con l'eterologa molte donne potrano esercitare un diritto e ricevere il dono di un figlio".

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