Enrico Rossi e la Rivoluzione socialista: Non sono il nuovo Prodi
Candidato alla segreteria Pd, il governatore toscano, parla a LaPresse della sua idea di politica

Da mesi è candidato a segretario nazionale del Pd e lo hanno definito 'un anti Renzi'. Ma Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, che domani, nel torinese, a Moncalieri e Settimo, presenta il suo libro, 'Rivoluzione Socialista. Idee e proposte per cambiare l'Italia', assicura: 'No, non mi sento un 'nuovo Prodi': la mia storia personale e la mia cultura politica sono diverse'. E' stato Bersani che aveva detto che va cercato 'un nuovo Prodi più che un giovane Prodi'. 'Se c'è un 'nuovo Prodi': si faccia avanti e sentiremo che ha da dire. E' bene che ci sia una discussione in cui contano i contenuti e non si rincorra il personalismo, ma si pensi a un programma', sottolinea Rossi intervistato da LaPresse, alla vigilia della presentazione del suo ultimo libro, a cura di Peppino Caldarola, con la postfazione di Tommaso Giuntella, ed edito da Castelvecchi Editore.

Rossi è laureato in Filosofia a Pisa, è stato sindaco di Pontedera e assessore regionale alla Sanità della Regione Toscana. Ha pubblicato 'Viaggio in Toscana' (Donzelli, 2014) e 'Italia centrata' (Quodlibet, 2016).

Quali sono le proposte principali per il Paese e per il Partito Democratico che lei fa nel suo libro 'Rivoluzione socialista'?

Il tema fondamentale dell'Italia è la disoccupazione, quella giovanile in primo luogo, le ingiustizie, le disuguaglianze aumentate, il debito pubblico. E all'Europa bisogna chiedere con forza che ci sia una nuova regola aurea, per cui gli investimenti siano tirati fuori dal Fiscal Compact, dal patto sui bilanci. Serve al Paese un forte rilancio degli investimenti. Dal 2007 a oggi l'Italia ha perso mille miliardi di investimenti, di cui 100 sono privati e gli altri pubblici. E ha così rinunciato a 3 milioni di posti di lavoro nuovi. Poi, anche rispetto al governo Renzi, bisogna avere una politica che abbia una presenza più forte dello Stato e che si basi sugli investimenti per produrre lavoro. Ogni 5 miliardi di investimenti si producono 100mila posti di lavoro. Io non voglio usare parole forti, ma mi pare che se si fossero fatti più investimenti e meno bonus si sarebbe potuto fare qualcosa di più. A cominciare dai giovani. E si sarebbe modernizzato il Paese.


Su  quali altri temi deve puntare il programma della sinistra?

Il tema della povertà. Domani (sabato 21 gennaio, ndr) sarò nel torinese per presentare il mio libro. E il tema della povertà, associato alla questione del reddito di cittadinanza, fu proprio tra quelli che valse consensi alla sindaca dei 5 Stelle Appendino nei dibattiti elettorali delle amministrative. Io sono contrario al reddito di cittadinanza perché costa troppo ed è una promessa demagogica; sono invece favorevole a garantire - e non basta il miliardo messo da Renzi, ma ne occorrono sette - un reddito di inclusione sociale a chi è in determinate condizioni. L'Italia ha fortemente bisogno di mettere in campo idee che fanno parte della storia socialista e di quei modi di intervenire nella vita sociale ed economica tipici del socialismo, cui mi sembra che la sinistra negli anni passati abbia rischiato di rinunciare, perdendo alla fine il suo insediamento sociale e il suo elettorato.


Come si può sintetizzare in uno slogan l'invito che lei fa al Pd, anche delle pagine del suo libro?

Anziché rincorrere il centrodestra e mostrarsi troppo succubi ai potenti e ai ceti dominanti serve invece un partito che si ricollochi nei quartieri popolari e difenda il mondo del lavoro. Un Pd che si occupi dei ceti sociali emarginati che la crisi del Capitalismo produce sempre più abbondantemente: le cosiddette 'vite di scarto' di cui parla Papa Francesco. Insomma, un partito che si sposti a sinistra. Renzi ha pensato di vincere rincorrendo il centrodestra, però non solo con il referendum, ma anche con le elezioni amministrative, abbiamo visto alla fine che con questa politica si perde il consenso e persino la nostra anima.


In uno scenario di elezioni che consegnino un parlamento senza maggioranze Berlusconi ha ipotizzato un asse col Pd. Lei cosa ne pensa? Che rischi avrebbero le larghe intese per il Paese, per il Pd, ma anche per Renzi?

Appunto... anche per Renzi e per il Pd quella sarebbe una scelta esiziale. Io ho invitato il segretario del Partito democratico a rifiutare da subito questa ipotesi. Noi dobbiamo candidarci sapendo che con una legge maggioritaria che fa riferimento al Mattarellum possiamo vincere o perdere, ma non certo pensare di andare con la destra. Perché questo sarebbe il passo definitivo verso la catastrofe per un partito come il Pd. Sarebbe uno scivolamento verso la destra che il nostro elettorato non accetta. Quando la sinistra si camuffa con la destra a vincere poi è quest'ultima, che da un lato predica il rigore liberale e liberista, ma al proprio interno contiene con sempre più forza una destra che fa leva sulle paure legate alla sicurezza, insomma quella xenofoba e populista. Destre che hanno una grande capacità di mettersi insieme.


C'è ancora margine per un'alleanza con le forze politicheßche stanno alla sinistra del Pd?

Il Pd deve puntare anche a dare spazio a tutto quello che si muove a sinistra, deve ricostruire uno schieramento ampio e con contenuti diversi, come un po' riuscì a fare quando nacque l'Ulivo. Se invece costruiamo, come è stato fatto in questi anni, un partito chiuso e arroccato, giocando tutto su una ipotesi di vincere da soli, è evidente che attorno a noi non cresce mai nulla.


E' possibile o auspicabile per lei uno schema che veda lei segretario nazionale del Pd e Matteo Renzi candidato premier?

No. Io mi candido a segretario del Partito democratico, sfidando Renzi, in alternativa a Renzi. Quindi la mia candidatura è una sfida nei contenuti, come lo è il mio libro, a Renzi e alla sua premiership, nel partito e alla presidenza del Consiglio. Renzi è stato sconfitto sul campo per i suoi errori, se uno si candida in alternativa lo fa in alternativa. Non ci sono soluzioni diverse.  C'è uno che vince e uno che perde.


E se lei perdesse?

Se io perdessi, costituirei un'area socialista dentro il Pd, cosa che ritengo indispensabile, e continuerei a fare la mia battaglia politica.
 

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