Emilia Romagna, caos primarie Pd: Richetti e Bonaccini indagati. Solo due in lizza

Di Renzo Sanna

Bologna, 9 set. (LaPresse) - Caos sulle primarie del centrosinistra per le regionali in Emilia-Romagna. Nel giorno della dead line del Pd per la presentazione delle firme necessarie per la candidatura, una bufera si è abbattuta sui due principali duellanti, eliminandone uno, il parlamentare Matteo Richetti, e mettendo a dura prova l'altro, il segretario regionale Stefano Bonaccini. Di fatto, alla scadenza decisa dal partito democratico, questa mattina, solo l'emiliano Bonaccini e il romagnolo Roberto Balzani hanno depositato le quattromila firme necessarie, che in caso di approvazione li proietteranno alla competizione di coalizione; qui non dovrebbero essere soli, perché Matteo Riva, ex Idv ora nel Centro democratico, questo pomeriggio ha ribadito di disporre di 4.026 firme, che presenterà regolarmente l'11 settembre.

In seno al Pd, dunque, la sfida sarebbe tra rottamatori (Balzani è un renziano della prima ora), ma la giornata di oggi ha dimostrato che la competizione è su altri fronti, e che il versante giudiziario da un lato, le spaccature nel partito dall'altro creeranno altri colpi di scena. Questa mattina l'impressione in ambienti vicini alla Procura di Bologna era che per gli avvisi di fine indagine per l'inchiesta sulle spese pazze in Regione si allungassero, arrivando a metà ottobre, oltre dunque le primarie di coalizione.

Contemporaneamente, intanto, Matteo Richetti, che aveva spiazzato tutti il giorno dell'avvio della Festa dell'Unità, il 27 agosto, annunciando su Facebook la candidatura, diceva di aver cambiato idea, senza meglio spiegare i motivi che lo hanno portato a questa decisione. E mentre si cominciavano a tessere ipotesi, legate a possibili pressioni ricevute dall'alto, il suo legale ammetteva l'esistenza di un'indagine a suo carico per peculato, relativa a quando (si dimise nel 2012), il parlamentare era presidente del consiglio regionale.

Mentre un modenese si affrettava a tenere separati i due ambiti, ecco l'altro, Bonaccini, annullare i suoi impegni elettorali a Reggio Emilia e tornare precipitosamente a Bologna: e a fine pomeriggio, puntuale, l'ammissione del suo avvocato, uguale alla precedente. Anche lui è indagato per peculato, anche lui l'avrebbe appreso oggi, anche lui non sa nulla di più dell'esistenza dell'indagine. La differenza è che Bonaccini, per ora, non intende rinunciare alla candidatura, e si prepara ad affrontare giorni di fuoco.

Il Pd, dunque, continua a perdere pezzi: dopo le rinunce di Palma Costi e Patrizio Bianchi, quasi scontate e tramutate nell'appoggio a Bonaccini, è quella di Richetti a far riflettere. Le sorprese sono ora dietro l'angolo, nella città in cui il premier due giorni fa ha fatto proclami e preconizzato il ritorno dell'unità. Ma non è escluso che ora la Procura acceleri l'iter della chiusura delle indagini della finanza, regalando un colpo di centrifuga a un partito già di suo piuttosto agitato.

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