Elezioni, Renzi si dimette da segretario, Pd si spacca. "Staremo all'opposizione"
Il leader dem apre la fase congressuale dopo la "netta sconfitta". "No agli estremisti, alla cultura dell'odio e all'antieuropeismo. Io farò il senatore semplice"

La sconfitta è "netta", bisogna "scrivere una pagina nuova" dentro il Pd, quindi "è ovvio lasciare". Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni dalla segreteria dem. Dopo la lunga notte elettorale, avara di buone notizie, e le voci di un passo indietro che si rincorrono per tutto il giorno, il leader dem si presenta, solo, davanti a cronisti e telecamere nella grande sala riunioni del Nazareno: "Ho già chiesto al presidente Orfini di convocare un'assemblea per aprire la fase congressuale", dice. Non subito, però: "Questo accadrà al termine della fase di insediamento del nuovo governo", sottolinea. L'ex premier non intende lasciare il partito "a un reggente scelto da un caminetto" e si affida al popolo delle primarie".

L'avviso ai naviganti è rivolto ai leader delle diverse correnti interne, già pronti a valutare "un dialogo" con il M5S, in vista magari della trattativa che si aprirà per l'elezione dei presidenti delle Camere. Renzi, dopo aver fatto tutta la campagna elettorale contro l'incompetenza grillina, non ci sta: "Mi sento garante di un percorso politico e culturale. Abbiamo detto no a un governo con gli estremisti e non abbiamo cambiato idea in 48 ore", sentenzia. Sarà lui, quindi, a gestire la delicata fase degli incontri. E i paletti sono chiari: "Ci sono almeno tre elementi che ci separano da Salvini e Di Maio - scandisce - l'anti europeismo, l'antipolitica e l'odio verbale che ha caratterizzato la loro campagna. Fate il Governo senza di noi. Il nostro posto in questa legislatura è all'opposizione", assicura. Il messaggio finale è come sempre condensato in un tweet: "No agli inciuci, no ai caminetti ristretti, no a ogni forma di estremismo".

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