Elezioni, rebus presidenti Camere: con Pd all'opposizione ipotesi Franceschini
Se si volesse rispettare la consuetudine di affidare la presidenza all'opposizione, potrebbe essere Dario Franceschini, il nome giusto da proporre

No inciuci, no caminetti, no accordi alla luce del sole e tantomeno al buio. È questo il refrain di tutti i partiti all'indomani delle elezioni che hanno dato al paese una situazione di incertezza, ma quanto detto rischia di non trasformarsi in realtà. Insomma le parole, molto probabilmente, non si trasformeranno in fatti, visto che tutte le forze politiche saranno a breve chiamate alla prova dell'elezione dei presidenti di Camera e Senato, e senza accordo si rischia il blitz di una maggioranza trasversale ed estemporanea o lo stallo almeno alla Camera.

Nessuna delle due coalizioni, centrodestra e centrosinistra, e nemmeno il Movimento 5 Stelle è in grado di poter da solo proporre e farsi votare il suo presidente. Il 23 marzo i nuovi eletti saranno chiamati a sedere sugli scranni del Parlamento e si partirà con le votazioni che per Camera e Senato sono diverse. A Montecitorio la scelta potrebbe essere lunga visto che si parte con la prima votazione con quorum dei due terzi degli aventi diritto, alla seconda con i due terzi dei votanti e dalla quarta con maggioranza assoluta. È qui che si mettono in gioco maggiormente gli equilibri politici e forse si possono intravedere qualche accenno di eventuale alleanza. Ora con i risultati alla mano si potrebbe disegnare con più precisione una eventuale candidatura.

Alla Camera infatti, se si volesse rispettare la consuetudine, rotta dal primo governo Berlusconi e poi adottata anche da quelli a guida centrosinistra, di affidare la presidenza all'opposizione, potrebbe essere Dario Franceschini, il nome giusto da proporre. In caso contrario, Mara Carfagna (per il centrodestra) e Roberto Fico (M5S) potrebbero essere messi sul piatto, alla ricerca di sostegno, sia dalla coalizione che dal partito che hanno raccolto più consenso nelle ultime elezioni.

Diversa la trafila, sicuramente più corta, ma anche più pericolosa, per quanto riguarda il Senato. A palazzo Madama, dove a presiedere gli scrutini ci sarà il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo tre votazioni con maggioranza assoluta si va al quarto scrutinio, nella stessa giornata del terzo, dove si procede con il ballottaggio tra i primi due classificati della votazione precedente. Il tutto si concluderà in massimo due giorni. In Senato sono vari i nomi che le forze politiche possono giocarsi. Roberto Calderoli, dopo i risultati della Lega, resta in pole, ma non è escluso che, dato all'opposizione il seggio più alto alla Camera, si potrebbe optare per Paolo Romani. Da Forza Italia ancora non completamente esclusa la carta Emma Bonino. Questa mossa potrebbe essere letta come un tentativo verso le larghe intese, che potrebbe vedere uniti il centrodestra con il partito di Matteo Renzi.
 

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