Elezioni, Camere sciolte prima di Capodanno. 4 marzo possibile election day
Prende quota la scelta di un unico giorno di voto per Politiche e Regionali

Camere sciolte entro Capodanno e ritorno alle urne, con ogni probabilità, il 4 marzo (anche se non è ancora esclusa l'opzione 18). Con l'avvicinarsi dell'approvazione della legge di Bilancio, considerata nei palazzi della politica l'ultimo atto della legislatura, si va delineando la road map che porterà a nuove elezioni. In agenda, però, non solo le Politiche. Secondo i rumors delle ultime ore, infatti, prende quota l'ipotesi di optare per un election day che porti al voto i cittadini di Lazio, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Molise per le Regionali.

Il Governo da tempo valuta questa possibilità che porterebbe a un risparmio di risorse pubbliche e consentirebbe di evitare di votare a distanza di poche settimane (con il concreto rischio di far crescere la quota dell'astensione) e adesso ci sarebbe anche un accordo di massima tra le forze politiche. A richiederlo esplicitamente è il centrodestra: lo aveva fatto giorni fa Berlusconi e ci torna oggi Salvini. Favorevoli all'idea, nell'ottica di "risparmiare i soldi dei cittadini", i Cinquestelle mentre il Pd rimane cauto. I dem, viene spiegato, sono infatti più che consapevoli di non venire certo avvantaggiati da un possibile election day, che rischierebbe di facilitare la vittoria del centrodestra in Lombardia e di rendere più complicate le cose a Nicola Zingaretti nel Lazio. Il governatore dem, infatti, non certo un renziano di ferro, potrebbe veder venir meno l'appoggio di Liberi e Uguali, che sul fronte nazionale ha già deciso di sfidare il Pd collegio per collegio e potrebbe fare altrettanto alla Pisana. Ecco allora che non tutti danno per fatta la scelta di un unico giorno di voto per Politiche e Regionali. "L'accordo non è ancora chiuso - spiega un dirigente che rimane scettico - ma se saremo gli unici certo non potremo opporci".

Nella road map di avvicinamento alle urne, in ogni caso, nulla è ancora certo o stabilito ma alcune date sono cerchiate in rosso nelle agende - ormai digitali - che i parlamentari consultano sui propri smartphone. Tra gli appuntamenti più attesi c'è il discorso alle alte cariche dello Stato, che Mattarella terrà il 19 dicembre e poi quello di Paolo Gentiloni, il 28, durante il quale il premier dovrebbe 'scoprire' le sue carte, nel consueto appuntamento con la stampa per gli auguri di fine anno. Potrebbe essere questo il momento subito dopo (o subito prima) di aver congedato i ministri in un Consiglio dei ministri di 'commiato', il momento in cui comunicare al Paese di aver esaurito il suo incarico. A quel punto, dopo magari un incontro 'di cortesia tra i due', e dopo aver sentito consultato i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, Mattarella potrebbe promulgare il decreto di scioglimento delle Camere. Il capo dello Stato, a questo punto, spiegherà agli italiani la mutata situazione politica nel discorso di fine anno. Si tratterebbe di un passaggio breve, nel quale l'inquilino del Colle accompagna gli elettori verso urne praticamente obbligate, perché la scadenza naturale è alla porte, e anticipate perché il governo, nato proprio un anno fa, ha svolto tutti i compiti a casa e ora si deve pensare a un nuovo Parlamento.

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