Crimi, "Stop ai contributi, via l'ordine dei giornalisti. Così cambierò l'editoria". Insorgono le opposizioni

Il sottosegretario 5Stelle ha illustrato il suo piano. "Agenzie: digitale e piani industriali per stare sul mercato". Trasparenza sulla pubblicità

Abolizione dell'ordine dei giornalisti, tetto ai contributi per i singoli quotidiani, un meccanismo per stimolare le agenzie di stampa verso una dimensione multimediale. Sono queste alcune delle linee programmatiche illustrate da Vito Crimi, sottosegretario all'Editoria, audito in commissione Cultura alla Camera. Il piano a 5Stelle è stato criticato duramente dal Partito democratico, secondo cui il rischio è di portare "il caos nell'informazione", e di Forza Italia, che bolla il progetto come "anti-democratico".

I fondi ai quotidiani -. Crimi ha definito come "auspicabile, nelle more del superamento del finanziamento diretto delle testate, almeno un tetto massimo alla quantità di contributi che ciascuna testata possa ricevere". Il sottosegretario ha rilevato che una manciata di testate, da sole, ricevono gran parte dei fondi: ha citato Avvenire, Libero, Italia Oggi, Il Manifesto e Il Quotidiano del Sud, che "drenano 15 milioni, un quarto del fondo complessivo, generando disparità con altre testate altrettanto meritevoli". Crimi ha scandito che "la libertà di stampa non ha nulla a che vedere col finanziamento pubblico ai giornali", e "per questo intendiamo portare avanti iniziative per tutelare i giornalisti, dalle querele, dal precariato".

Contributi diretti e indiretti -  Ancora sul finanziamento all'editoria, Crimi ha detto "è legittimo chiedersi se, come è stato concepito finora, esso non costituisca un elemento di condizionamento dei giornali piuttosto che di garanzia della libertà di informazione: parlo di tutto il sistema, contributi diretti, rimborsi spese telefoniche, sostegno ai prepensionamenti, ristrutturazioni aziendali, crediti di imposta, tutte voci destinate agli editori".

Trasparenza. e pubblicità -  E' poi importante, per il Governo, "la trasparenza delle mezzi di finanziamento alla stampa" da cui segue "l'obbligo per gli editori di pubblicare nel dettaglio l'assetto societario che governa la testata". Inoltre, "dal momento che l'esistenza di un giornale dipende anche dagli investitori pubblicitari, che ne diventano soci di fatto, anche su questo fronte credo che la trasparenza sia dovuta ai lettori".

Agenzie di stampa - Crimi ha poi detto che il governo ha "allo studio un meccanismo mediante il quale agenzie di stampa siano stimolate a porre in essere piani industriali basati in primis sullo sviluppo del digitale, allo scopo di accrescere la loro capacità di stare sul mercato liberamente, e magari specializzandosi".

Ordine dei giornalisti -  Per quanto riguarda poi l'Ordine dei Giornalisti, la sua abolizione è "all'ordine del giorno del Governo", perché esso, ha spiegato Crimi, "si è rivelato inefficiente e inadeguato ai cambiamenti e alle dinamicità tipici di una professione in continua e rapida evoluzione". L'esponente M5S ha sottolineato che per disciplinare le categorie professionali per le quali non esiste un albo ci sarebbe già la legge n.4/2013 sulle professioni non regolamentate.

Le critiche delle opposizioni - I propositi di Crimi, secondo Forza Italia, "non solo violano il diritto costituzionale alla libertà di espressione, ma mettono a rischio migliaia di posti di lavoro di giornalisti e poligrafici, nonché di addetti alla distribuzione". Alessia Rotta del Pd, invece, se la prende con l'affermazione del sottosegretario secondo cui "gli iscritti all'ordine non possono essere unici tenutari per fare informazione di qualità, o garanzia contro le fake news". Per l'esponente dem, "non sarà screditando i giornalisti e la loro funzione che ci sarà un miglioramento dell'informazione".

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